• Santa Messa con imposizione del Pallio

​Papa Francesco visto dai ragazzi - Il perdono al tempo dell’intolleranza

2017-03-16 L’Osservatore Romano

«Il progresso doveva portarci felicità e benessere. Invece, siamo circondati da guerre, povertà ed emissioni inquinanti che sconvolgono il clima del pianeta». Sono parole di Mario, un adolescente con la voce ancora sottile, secondo di tre figli cresciuto in mezzo a due sorelle, che vive a Roma Nord e dice di considerarsi mezzo italiano e mezzo spagnolo. È questo il duro punto di vista dei ragazzi sul presente. Alcuni studenti tra i 16 e i 18 anni, del liceo spagnolo Cervantes di Roma, si sono riuniti per parlare di Papa Francesco e fare, a modo loro, un bilancio di questi primi quattro anni di pontificato. Tanti gli interrogativi posti dai giovani: come seguire i propri sogni, come vivere il perenne senso di fragilità che sentono, cos’è il perdono al tempo dell’intolleranza, dell’odio, e del terrorismo, cos’è la libertà, qual è il rapporto tra misericordia e giustizia. E poi ancora «posso essere felice senza pensare agli altri? e vincere i miei rancori?». La difficoltà di vivere in un tempo in continuo cambiamento, il bisogno di avere delle risposte, delle chiavi di lettura per la loro vita sono il filo che lega il grande interesse di questi giovani alla figura di Papa Francesco.

Molti di loro, vincendo la timidezza, hanno alzato la mano e posto domande in un dialogo serrato e senza sconti. «Il Papa propone soluzioni semplici e di buon senso, forse proprio per questo così inascoltate. Francesco ci ricorda, senza mezzi termini, che spesso la risposta che andiamo cercando, magari sul senso della vita e del nostro cammino sulla terra, è nascosta dentro di noi!» sostiene Laura, diciassettenne romana. «Io — aggiunge Manuel figlio di madre spagnola e padre veneto — penso che le radici del futuro stanno nel presente; chi non prepara bene il terreno oggi e non semina con cura non può pretendere di raccogliere buoni frutti domani. È proprio per questo che l’enciclica Laudato si’ è per me un manifesto generazionale. Se non curiamo l’ambiente, i fiumi e le nostre risorse oggi, ci ritroveremo dei problemi enormi domani».
Andrea, sedicenne milanese, invece trova «irresistibile» il gesto del pollice alzato, che Francesco compie spesso come segno di saluto anche durante il giro tra i fedeli in piazza San Pietro. «Mi sembra ci dica a tutti che “è tutto ok”. E questo mi dà un senso di allegria e di fiducia e mi predispone all’ascolto immediato». Per capire i ragazzi bisogna guardarli e ascoltarli. Orientarsi nel labirinto di paure e insicurezze che manifestano non è facile. Temono la mancanza di prospettive, immediate e a medio-lungo termine e per loro diventa difficile immaginare il proprio futuro, ma trovano in Francesco una voce da seguire in particolare per le sue parole di attenzione agli ultimi e ai più poveri. Per Marco, che ha partecipato per la prima volta alla gmg di Cracovia «Francesco è un Pontefice che si mostra per quello che è». Innanzitutto semplice. 

di Silvina Pérez