Il Papa celebra il Giubileo della vita consacrata

2016-02-02 Radio Vaticana

“Papa Francesco? Una benedizione per tutti i religiosi”. Non ha dubbi il presidente dell’Unione superiori generali (Uisg), padre Mauro Jöhri, nel valutare l’esperienza globale vissuta da Ordini e Congregazioni durante l’Anno della vita Consacrata, che si conclude oggi. Il suggello a questo periodo speciale verrà dato nel pomeriggio, alle 17.30, quando il Papa presiederà in San Pietro la Messa per i religiosi, che coincide anche con la celebrazione del Giubileo della Vita Consacrata. Le parole di padre Jöhri al microfono di Gudrun Sailer:

R. – L’Anno dedicato alla vita consacrata è stato un anno che ha permesso alle diocesi, alla Chiesa, di rendersi conto, di rallegrarsi del fatto che esiste la vita consacrata. La mia speranza è che un po’ dappertutto ci sia stata questa presa di coscienza, soprattutto per quello che noi siamo come religiosi: penso che ciò che sta a cuore sia la consacrazione, una vita donata a Dio vissuta nella semplicità, nella povertà e nell’obbedienza e che vorrebbe essere una vita dedicata a chi è maggiormente nel bisogno.  La vita consacrata può rallegrarsi enormemente di Papa Francesco, della sua presenza e di quanto lui ci ha detto fino ad adesso. L’impulso, ad esempio, di andare in periferia, a essere molto più vicino ai poveri, a essere portatori di gioia, il fatto di vivere il nostro tempo con passione, di affrontare il futuro con molta speranza… Questo Papa sta dando alla vita consacrata una ricchezza di proposte che ora tocca a noi mettere in pratica.

D. – Lei è stato di recente, qualche settimana fa insieme a padre Adolph Nicolas, generale dei Gesuiti in udienza privata dal Papa. Di cosa si è parlato?

R.  – Padre Nicolas voleva prima di tutto presentarmi al Papa in questo nuovo ruolo di presidente dell’Unione (Uisg – ndr). Abbiamo parlato di tante cose: ad esempio la questione dell’accesso a tutte le cariche all’interno dei nostri Ordini da parte di tutti i membri dell’Ordine, quindi sacerdoti e laici. Ci sono molti Ordini religiosi che sono preoccupati del fatto che c’è una “clericalizzazione” della vita consacrata. Il Papa stesso mi diceva: “Prima consacrati, poi sacerdoti”. Quindi, noi vorremmo chiedere che la Chiesa conceda che, in nome della vita consacrata, ogni consacrato possa esercitare anche le cariche di ministro provinciale o generale. Il Papa ci ha incoraggiati a andare avanti e a preparare la documentazione necessaria perché per arrivare a questo bisogna cambiare il Diritto canonico.

D. – Tre anni di Papa Francesco: cosa sono questi tre anni?

R. – Tre anni di Papa Francesco sono una benedizione come lo è stata Papa Benedetto. Chiaramente, Papa Francesco ha portato una ventata nuova, direi soprattutto per lo stile con il quale sta svolgendo il suo ministero e per il coraggio con il quale ha annunciato e sta affrontando una riforma della struttura vaticana. Ma la cosa che più mi colpisce è questa sua libertà. Io l’attribuisco anche al fatto che lui da provinciale dei Gesuiti in Argentina, durante il periodo della dittatura, ha messo più volte la sua vita a rischio per salvare vite. Molte persone devono a lui la vita perché è riuscito a farli partire, a trovare delle soluzioni per persone che erano minacciate non guardava in faccia per dire: tu sei cristiano, tu non sei cristiano… tu sei minacciato.  Io questo lo avverto e in questo senso sono molto grato alla sua presenza e a ciò che sta facendo. Speriamo che il Signore gli dia tanta salute e tanti anni ancora per portare avanti quello che gli sta a cuore.

(Da Radio Vaticana)