Papa deplora l'attentato in Somalia e prega per la pace. Caritas: terra divisa

2017-10-18 Radio Vaticana

di Gabriella Ceraso

“Dolore” e “deplorazione” per la strage avvenuta sabato in Somalia a Mogadiscio dove si contano più di trecento morti, anche bambini. Al termine dell’Udienza generale, il Papa è tornato con questi due sentimenti sull' atto terroristico che ha sconvolto il Paese e ne ha parlato così al mondo:

“Desidero esprimere il mio dolore per la strage avvenuta qualche giorno fa a Mogadiscio, Somalia, che ha causato oltre trecento morti, tra cui alcuni bambini. Questo atto terroristico merita la più ferma deplorazione, anche perché si accanisce su una popolazione già tanto provata. Prego per i defunti e per i feriti, per i loro familiari e per tutto il popolo della Somalia. Imploro la conversione dei violenti e incoraggio quanti, con enormi difficoltà, lavorano per la pace in quella terra martoriata”.

Le parole del Pontefice giungono come un balsamo tra quanti da anni sono impegnati al fianco della popolazione somala, in uno “ Stato fallito” e in una situazione di “anarchia generale”. Così il responsabile dell’Ufficio Africa di Caritas italiana Fabrizio Cavalletti ai nostri microfoni, ricordando quanti operatori e religiosi sono morti in questi anni in Somalia per la “conversione dei violenti” di cui parla Francesco.

Suor Graziella Fumagalli, ricorda Cavalletti, è stata una dei tanti “a dare la vita” col rischio di sembrare un “testimone inutile”: non è così, dice, "c’è una via possibile per la pace anche in Somalia”. Il Paese che descrive Cavalletti è una terra divisa e sfruttata, verso la quale anche la Comunità internazionale non ha avuto il giusto atteggiamento finora. Serve un “cambio di rotta”: in Somalia chi lavora deve fare i conti con "l’insicurezza totale, la difficoltà di accesso alla popolazione e la mancanza totale di lavoro".

Cavalletti spiega a questo proposito come la Caritas cerca collaboraizone specie nel sud del Paese con organizzazioni locali di fiducia. Le linee di intervento sono due: l’assistenza di prima necessità e il ripristino di attività produttive nell’agricoltutra e nell’allevamento, i due settori primari per il Paese ma gravemente messi a rischio anche dalla frequente ed endemica siccità.

Ascolta e scarica l'intervista a Fabrizio Cavalletti di Caritas italiana:

(Da Radio Vaticana)