Papa: Chiesa non vuole soldi sporchi ma cuori aperti a Dio

2016-03-02 Radio Vaticana

“La Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi, ha bisogno di cuori aperti alla misericordia di Dio”. Con questa affermazione forte Papa Francesco ha terminato la catechesi dell’udienza generale, tenuta in Piazza San Pietro sul tema della correzione misericordiosa che Dio adotta con l’uomo, anche se questi gli volta le spalle. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Può capitare di voler usare un’elemosina, magari cospicua, in una sorta di sbiancante per la coscienza per recuperare una dimensione spirituale a lungo ignorata.

Non il denaro ma il cuore
Papa Francesco chiude una catechesi tutta giocata sul rapporto tra la correzione amorevole di Dio per l’uomo, che spesso quell’amore tradisce, con una considerazione che smaschera con durezza quelli che pensano di sistemare le cose con Dio offrendogli il portafoglio invece che il cuore:

“Io penso alcuni benefattori della Chiesa che vengono con l’offerta: 'Prenda per la Chiesa questa offerta… È frutto del sangue di tanta gente sfruttata, maltrattata, schiavizzata con il lavoro malpagato! Io dirò a questa gente: ‘Per favore, portati indietro il tuo assegno, brucialo’. Il popolo di Dio, cioè la Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi, ha bisogno di cuori aperti alla misericordia di Dio”.

Non salvano i riti ma la misericordia
Poco prima il Papa aveva stigmatizzato questo comportamento affermando che la strada che porta a Dio “non è quella dei sacrifici rituali” ma della “giustizia” allo stesso modo in cui il culto non ha valore quando “invece di esprimere la conversione, pretende di sostituirla” e ci si inganna pensando “che siano i sacrifici a salvare, non la misericordia divina che perdona il peccato”:

“Per capirla bene: quando uno è ammalato va dal medico; quando uno si sente peccatore va dal Signore. Ma se invece di andare dal medico, va dallo stregone non guarisce. Tante volte preferiamo andare per strade sbagliate, cercando una giustificazione, una giustizia, una pace che ci viene regalata come dono dal proprio Signore se non andiamo e cerchiamo Lui”.

Il rifiuto di Dio annienta la vita
Il problema nasce quando – e Francesco lo descrive citando versi del Profeta Isaia – l’uomo rompe l’alleanza con Dio e si mette in contrasto per una “pretesa di orgoglio” che porta, dice, “all’illusione dell’autosufficienza”. Il rapporto Padre-figlio si spezza, anzi si snatura:

“Dove c’è rifiuto di Dio, della sua paternità, non c’è più vita possibile, l’esistenza perde le sue radici, tutto appare pervertito e annientato. Tuttavia, anche questo momento doloroso è in vista della salvezza. La prova è data perché il popolo possa sperimentare l’amarezza di chi abbandona Dio, e quindi confrontarsi con il vuoto desolante di una scelta di morte. La sofferenza, conseguenza inevitabile di una decisione autodistruttiva, deve far riflettere il peccatore per aprirlo alla conversione e al perdono”.

Dio non ci rinnega mai
Francesco intercala alle sue le parole di Isaia, che sprona a cercare la giustizia. “Pensate ai tanti profughi che sbarcano  in Europa e non sanno dove andare”, soggiunge il Papa, che conclude con il messaggio di sempre. “Il miracolo del perdono” di Dio, afferma, vince su ogni miseria umana:

“Dio mai ci rinnega: noi siamo il suo popolo. Il più cattivo degli uomini, la più cattiva delle donne, i più cattivi dei popoli sono suoi figli. E questo è Dio: mai, mai ci rinnega! Dice sempre: ‘Figlio, vieni’. E questo è l’amore di nostro Padre; questa  la misericordia di Dio. Avere un padre così ci dà speranza, ci dà fiducia”.

(Da Radio Vaticana)