Papa chiede perdono a indigeni del Chiapas, spogliati ed esclusi

2016-02-15 Radio Vaticana

Calorosa accoglienza per il Papa anche a San Cristóbal de Las Casas, nel Chiapas, in occasione della Messa con le comunità indigene. Oltre centomila i fedeli presenti nel Centro sportivo municipale. La folla lo ha salutato ripetutamente come il Papa dei poveri, il Papa della giustizia e della pace. E Francesco ha chiesto perdono da parte di tutti quelli che hanno spogliato ed escluso i popoli indigeni in questa terra ricca di risorse, ma che resta una delle più povere del Messico. Suggestivi i colori, i canti e le musiche con cui queste antiche popolazioni precolombiane hanno abbellito la liturgia eucaristica. Il servizio del nostro inviato Alessandro Guarasci:

Esame di coscienza di fronte ai popoli indigeni
Il tempo avverso, 8 gradi e una nebbia fitta, non hanno fermato gli indigeni arrivati a San Cristóbal del Las Casas da tutto il Chiapas. Il palco è stato addobbato con una scenografia di mille colori che ricorda la facciata della Cattedrale della città. Ad oggi sono circa quattro milioni i messicani che parlano lingue precolombiane e sono a rischio marginalità. Il Papa si rivolge direttamente agli indigeni qui presenti e riconosce piena dignità a questi “popoli” incompresi ed esclusi dalla società:

“Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, li hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza. Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Perdono, fratelli! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”.

Terra saccheggiata e devastata
Un discorso che Francesco estende a tutta la società quando dice che “giovani di oggi, esposti a una cultura che tenta di sopprimere tutte le ricchezze e le caratteristiche culturali inseguendo un mondo omogeneo, hanno bisogno che non si perda la saggezza dei loro anziani”. Questa è una zona tra le più belle del mondo, con un tesoro naturalistico da conservare. E così il Papa riprende l’Enciclica Laudato si’, dedicata alla tutela della Terra: 

“Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che geme e soffre le doglie del parto”.

Viviamo una delle più gravi crisi ambientali
E questo perché, continua il Papa, la sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci toccano tutti e ci interpella:

“Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia. In questo voi avete molto da insegnarci, da insegnare all'umanità. I vostri popoli, come hanno riconosciuto i Vescovi dell’America Latina, sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano”.

Approvate lingue indigene nella liturgia
Il Papa ripete tre parole: fraternità, solidarietà, pace. Le letture sono state pronunciate nelle lingue indigene e per l’occasione Francesco ha consegnato un Decreto che autorizza l’utilizzo di questi idiomi nella liturgia. 

(Da Radio Vaticana)