Papa a ortodossi etiopi: contro i cristiani “violenza devastante”

2016-02-29 Radio Vaticana

La storia ha lasciato un fardello di “malintesi e diffidenza”, ma i martiri delle nostre Chiese sono un “seme di unità” sul quale è possibile costruire un “nuovo tempo” di fraternità. È quanto Papa Francesco ha voluto esprimere a Sua Santità Abuna Matthias I, Patriarca della Chiesa ortodossa Tewahedo di Etiopia, ricevuto in udienza. Il Papa ha anche lanciato un nuovo appello in favore dei cristiani perseguitati in Africa e Medio Oriente da una “violenza devastante”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

La chiave dell’unità fra le Chiese sta nell’“ecumenismo dei martiri”. È un concetto chiave del suo magistero, che Papa Francesco ripete al cospetto del Patriarca Abuna Matthias I, capo di una popolosa comunità cristiana, quella Tewahedo etiopica, facente parte della “famiglia” delle Chiese ortodosse orientali.

Cristiani perseguitati, il mondo agisca
E proprio a questa antica Chiesa, legata a Roma da rapporti di grande cordialità, che Francesco riconosce il merito di una fedeltà al Vangelo pagata con un alto prezzo di sangue:

“La vostra è stata una Chiesa di martiri fin dal principio, e ancora oggi siete testimoni di una violenza devastante contro i cristiani e contro le altre minoranze in Medio Oriente e in alcune parti dell’Africa. Non possiamo esimerci dal domandare, ancora una volta, a coloro che reggono le sorti politiche ed economiche del mondo, di promuovere una coesistenza pacifica basata sul rispetto reciproco e sulla riconciliazione, sul mutuo perdono e sulla solidarietà”.

Il martirio è strada di unità
In quella fedeltà fino al sacrificio più estremo, il Papa ravvisa l’elemento unificante più sacro, che in certo modo annulla le divisioni che la storia dell’ecumenismo lungo i secoli ha partorito:

“Nello stesso modo in cui lo spargimento del sangue dei martiri è diventato il seme di nuovi cristiani nella Chiesa primitiva, oggi il sangue di così tanti martiri appartenenti a tutte le Chiese diventa seme dell’unità dei cristiani. I martiri e i santi di tutte le tradizioni ecclesiali sono già una cosa sola in Cristo; i loro nomi sono scritti nell’unico martyrologium della Chiesa di Dio. L’ecumenismo dei martiri è un invito rivolto a noi qui e adesso a percorrere insieme il cammino verso un’unità sempre più piena”.

C’è molto che ci unisce
Sul piano del dialogo teologico con la Chiesa ortodossa etiopica, Francesco ricorda la strada intrapresa dai suoi predecessori con gli incontri del ’93 e del 2009 di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI con il precedente Patriarca, Abuna Paulos, grazie ai quali – sostiene il Papa – è stato possibile instaurare e accrescere un intenso dialogo teologico già dal 2004:

“Abbiamo quasi tutto in comune: una sola fede, un solo Battesimo, un solo Signore e Salvatore Gesù Cristo. Siamo uniti in virtù del Battesimo, che ci ha incorporati nell’unico Corpo di Cristo. Siamo uniti grazie ai vari elementi comuni delle nostre ricche tradizioni monastiche e pratiche liturgiche. Siamo fratelli e sorelle in Cristo. Come è stato più volte osservato, ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide”.

Un nuovo temo di fraternità
Francesco elenca i “grandi sforzi” che l’Etiopia sta compiendo “per migliorare le condizioni di vita della popolazione”, fondandola “sullo Stato di diritto e sul rispetto del ruolo delle donne”. Non dimentica “il problema della mancanza di acqua, con le sue gravi ripercussioni sociali ed economiche” e poi conclude con l’auspicio che si apra tra le due Chiese “un nuovo tempo di fraterna amicizia”:

“Siamo consapevoli che la storia ha lasciato un fardello di dolorosi malintesi e di diffidenza, per il quale chiediamo il perdono e la guarigione di Dio. Preghiamo gli uni per gli altri, invocando la protezione dei martiri e dei santi su tutti i fedeli affidati alle nostre cure pastorali. Che lo Spirito Santo continui a illuminarci e a guidarci verso la concordia e la pace, alimentando in noi la speranza del giorno in cui, con l’aiuto di Dio, saremo uniti intorno all’altare del Sacrificio di Cristo, nella pienezza della comunione eucaristica”.

(Da Radio Vaticana)