Papa a Missionari Misericordia: peccatori sentano che Chiesa è madre

2016-02-09 Radio Vaticana

I confessori coprano i peccatori “con la coperta della misericordia”. E’ l’efficace immagine che Papa Francesco ha tratteggiato nell’udienza di ieri in Vaticano ai Missionari della Misericordia, alla vigilia del loro mandato, che avverrà oggi pomeriggio durante la Messa per il Mercoledì delle Ceneri nella Basilica di San Pietro. Il Papa ha sottolineato che i confessori sono “chiamati ad esprimere la maternità della Chiesa” ed ha ribadito che non serve “la clava del giudizio” per riportare nell’ovile la pecorella smarrita ma con la testimonianza e la santità di vita. Nel suo indirizzo d’omaggio, mons. Rino Fisichella ha definito Francesco “primo missionario della misericordia”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Essere Missionario della Misericordia “vi chiede di essere in prima persona testimoni della vicinanza di Dio e del suo modo di amare”. Papa Francesco ha subito messo l’accento sul significato di questo “segno di speciale rilevanza” del Giubileo. Ha così offerto alcune riflessioni sul loro mandato, affinché “possa essere compiuto in maniera coerente e come un concreto aiuto” per le persone che si accosteranno a loro.

Con i peccatori, testimoniare la maternità della Chiesa
Prima di tutto, ha detto, “desidero ricordarvi che in questo ministero siete chiamati ad esprimere la maternità della Chiesa”:

“Non possiamo correre il rischio che un penitente non percepisca la presenza materna della Chiesa che lo accoglie e lo ama. Se venisse meno questa percezione, a causa della nostra rigidità, sarebbe un danno grave in primo luogo per la fede stessa, perché impedirebbe al penitente di vedersi inserito nel Corpo di Cristo”.

Nel confessionale è Cristo che accoglie e perdona
Noi, ha soggiunto, “siamo chiamati ad essere espressione viva della Chiesa che come madre accoglie chiunque si accosta a lei”.“Entrando nel confessionale ricordiamoci sempre che è Cristo che accoglie, è Cristo che ascolta, è Cristo che perdona, è Cristo che dona la pace”:

“Noi siamo suoi ministri; e per primi abbiamo sempre bisogno di essere perdonati da Lui. Pertanto, qualunque sia il peccato che viene confessato – o che la persona non osa dirlo, ma lo fa capire, è sufficiente – ogni missionario è chiamato a ricordare la propria esistenza di peccatore e a porsi umilmente come canale della misericordia di Dio”.

Saper guardare nel desiderio di perdono del peccatore
Il Papa ha così ricordato la sua Confessione del 21 settembre del 1953, quando era un ragazzo, una fonte di gioia che ha riorientato tutta la sua vita verso Dio. Il Papa ha poi incoraggiato i Missionari della Misericordia a “saper guardare al desiderio di perdono presente nel cuore del penitente”. Un cuore, ha affermato, che sente “la nostalgia di Dio, del suo amore e della sua casa”. Proprio questo desiderio, ha detto, è “all’inizio della conversione”:

“Il cuore si rivolge a Dio riconoscendo il male compiuto, ma con la speranza di ottenere il perdono. E questo desiderio si rafforza quando si decide nel proprio cuore di cambiare vita e di non voler peccare più. È il momento in cui ci si affida alla misericordia di Dio e si ha piena fiducia di essere da Lui compresi, perdonati e sostenuti”.

Dalla vergogna nasce la conversione, confessore la rispetti
Il Papa chiede ai Missionari della Misericordia di dare “grande spazio a questo desiderio di Dio e del suo perdono”, di farlo “emergere come vera espressione della grazia dello Spirito che provoca alla conversione del cuore”. A volte, ha detto, il penitente ha paura di dire il peccato, ma c’è il linguaggio dei gesti: “le braccia aperte” alla ricerca del perdono:

“Se qualcuno viene da te e sente che qualcosa che deve togliersi, ma forse non riesce a dirlo, ma tu capisci… E sta bene, lo dice così, col gesto di venire”

Quindi, si è soffermato sulla “vergogna”, componente determinante per la conversione: “vergogna sia per quanto si è compiuto, sia per doverlo confessare a un altro”:

“La vergogna è un sentimento intimo che incide nella vita personale e richiede da parte del confessore un atteggiamento di rispetto e incoraggiamento”.

Accogliere persona con la sua debolezza, i suoi limiti
Francesco ricorda quanto nella Bibbia si parli della vergogna, quella di Adamo ed Eva e quella di Noè quando si ubriacò e la sua nudità fu coperta dai propri figli perché ritornasse nella dignità di padre. Di qui il riferimento al ruolo del sacerdote nella confessione:

“Davanti a noi c’è una persona ‘nuda’ e anche una persona che non sa parlare e non sa che cosa dire, con la sua debolezza e i suoi limiti, con la vergogna di essere un peccatore e tante volte non poter dirlo. Non dimentichiamo: dinanzi a noi non c’è il peccato, ma il peccatore pentito, il peccatore che ‘vorrei non essere così’, ma non può. Una persona che sente il desiderio di essere accolta e perdonata”.

Coprire il peccatore con la coperta della misericordia
Per questo, ha proseguito, “non siamo chiamati a giudicare, con un senso di superiorità, come se noi fossimo immuni dal peccato”. Non è “con la clava del giudizio – ha avvertito – che riusciremo a riportare la pecorella smarrita all’ovile, ma con la santità di vita che è principio di rinnovamento e di riforma nella Chiesa”:

“Essere confessore secondo il cuore di Cristo equivale a coprire il peccatore con la coperta della misericordia, perché non si vergogni più e possa recuperare la gioia della sua dignità filiale e anche possa sapere dove si ritrova”.

Confidate nella forza della misericordia, portate sulle spalle il peccatore
La santità, ha detto ancora, “si nutre di amore e sa portare su di sé il peso di chi è più debole”. “Un missionario della misericordia – ha aggiunto – porta sulle proprie spalle il peccatore, e lo consola con la forza della compassione”. Ancora, il Papa – a braccio – ha messo in guardia da quei confessori che “bastonano” i fedeli o fanno domande “oscure, di curiosità”. Questo, ha detto, “non è il buon pastore, questo è il giudice che forse crede che lui non ha peccato” o un “uomo malato”. E così, ha constatato con amarezza, “si fa tanto male ad un’anima se non viene accolta con cuore di padre”. Il Pontefice ha infine offerto come esempi e sostegno per questa “avventura missionaria” due “santi ministri del perdono di Dio, san Leopoldo e san Pio, insieme a tanti altri santi sacerdoti che nella loro vita hanno testimoniato la misericordia di Dio”:

“Quando sentirete il peso dei peccati a voi confessati e la limitatezza della vostra persona e delle vostre parole, confidate nella forza della misericordia che a tutti va incontro come amore che non conosce confini”.

(Da Radio Vaticana)