​Paese in ginocchio - Si aggrava il bilancio delle vittime nel Messico dopo il potente sisma

2017-09-09 L’Osservatore Romano

Si aggrava il bilancio delle vittime del terremoto che colpito il Messico. Le autorità parlano di 61 morti. Secondo quanto annunciato dal capo della protezione civile, Luís Felipe Puentes, tutte le vittime abitavano nelle regioni prossime all’epicentro. Nello stato di Oaxaca, inoltre, 250 persone sono rimaste ferite, come fa sapere il ministro dell’agricoltura Jose Calzada. È stato il terremoto più potente ad avere colpito il Messico da 85 anni a questa parte, uno fra i 50 più violenti mai registrati. Il sisma ha raggiunto una magnitudo compresa fra 8,1 e 8,2. Una potenza devastante che ha provocato il panico nel sud e del centro del paese, compresa la capitale, dove vivono circa venti milioni di persone. L’epicentro è stato individuato sotto il Pacifico, 87 chilometri a sudovest di Pijijiapan, a una profondità di 58 chilometri. La potenza della scossa è stata tale da far tremare anche i palazzi della capitale, distante dall’epicentro quasi mille chilometri, provocando fughe di massa nelle strade. Le sirene degli allarmi hanno suonato, in alcuni quartieri di Città del Messico è andata via la corrente elettrica e migliaia di persone hanno lasciato le abitazioni. Il governo ha reso noto che le scuole della capitale rimarranno chiuse per poter procedere a una revisione delle infrastrutture. «È stato il più forte dal 1932» ha confermato il presidente messicano, Enrique Peña Nieto, ed è stato avvertito da cinquanta milioni di persone (su un totale di 127 milioni) in diverse zone del paese. «È un sisma di grande scala, più potente di quello del settembre 1985» ha proseguito il presidente, proclamando tre giorni di lutto nazionale. Le repliche — circa 180 quasi 12 ore dopo il sisma, alcune delle quali molto forti — continuano a interessare il centro e la zona montuosa del sudest. L’allarme tsunami è rientrato poche ore dopo il sisma.