Padre Torres: Papa chino sul dolore dei migranti, segno forte per il mondo

2016-03-25 Radio Vaticana

E’ stata grande la gioia tra i profughi del centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto per l’incontro con il Papa in occasione della Messa in Coena Domini. Stupore e commozione in particolare tra i 12 che hanno partecipato al rito della lavanda dei piedi. Sul significato di questo evento Fabio Colagrande ha sentito padre Manuel Torres, che segue la cura pastorale di questi migranti:

R. – E’ stato un segno forte del Signore che viene riproposto al mondo e interpella tutti noi che non siamo all’altezza di fare questo gesto nel senso vero del termine, di tutti i giorni: abbassarci a fare tutto questo, essere disponibili, venire incontro alle sofferenze di queste persone. Questa è una realtà e un messaggio forte del bisogno di ripristinare questa carità vera e che non basta l’impressione di un giorno, ma deve essere accolta come Gesù che continua la sua Passione, come ha detto Papa Francesco, lungo i secoli.

D. – Che esperienza è stare con i profughi del Centro di accoglienza?

R. – È un’esperienza un po’ sconvolgente, perché tante persone non sono in grado di capire, di accettare questa situazione o anche di limitarsi a dare una mano. Ma alcuni si danno da fare: sono pochi ma sono disponibili, perché hanno capito che questa è la carità. Dobbiamo guardarli come fratelli che soffrono tanto e che ci ricordano anche quegli italiani che andarono via dall’Italia e continuano a farlo trovandosi in tante difficoltà, anche se non come quelle di questi fratelli. È una sfida molto grande per noi, che a volte non sappiamo come gestirla bene.

D. – Sappiamo che sono in maggioranza musulmani, ma ci sono anche cattolici e cristiani di altre confessioni: quanto è importante la religione per queste persone che hanno subìto così tante sofferenze e ora sono in cerca di un riscatto?

R. – Sono sofferenze molto grandi e il mondo non le vede, perché c’è una paura sia delle persone che arrivano sia di quelle che sono qui. Si ha paura di chi è di un’altra religione, perché si pensa che sia una persona più forte di noi, e quindi non ci si rende disponibili ad accogliere e anche ad interessarsi di questa gente. Però è anche vero che la paura – il timore per le cose che succedono nel mondo – a volte viene a causa di quello che viene diffuso dai mass media, una cultura di una certa diffidenza. Quindi la gente fa fatica ad accettare questa semplice accoglienza, che noi – da veri cristiani – dobbiamo spontaneamente offrire.

D. – Come sacerdote, come sta crescendo anche la sua vocazione, la sua vita di fede, a contatto con queste persone?

R. – È una crescita enorme, una sfida che ci fa crescere nella carità vera. Mettere tutte le forze per andare incontro, per capirli e saper dare un aiuto adatto a questi fratelli. Qui dobbiamo vivere in maniera santa; altrimenti non si riesce a fare bene questo lavoro. Non può essere un lavoro da impiegati. È proprio per questo è necessario chiedere la presenza dello Spirito del Signore, per fare una carità vera.

(Da Radio Vaticana)