P. Spadaro: Papa su Instagram si fa prossimo con le immagini

2016-03-26 Radio Vaticana

Una settimana fa, Papa Francesco apriva il suo account “Franciscus” su Instagram, il social network per la condivisione delle immagini. In questi pochi giorni, l’account ha già raggiunto due milioni di follower. Si ripete dunque il successo dell’account @Pontifex su Twitter. Sulle ragioni di questa popolarità del Pontefice in un ambiente così fluido e dinamico come quello dei Social Network, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro:

R. – Evidentemente, c’è grande bisogno di dialogo che - attraverso le immagini - avviene in maniera non mediata dalla lingua, quindi dalla differenza delle lingue, dalla capacità di comprensione: l’immagine arriva in maniera diretta. La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. Per quanto riguarda proprio le fotografie, dobbiamo ricordare che le foto del Pontefice hanno fissato nella memoria visiva dei momenti del suo Magistero, a partire da Pio IX, quando per la prima volta un Papa accettò di essere fotografato – e fu fotografato. Da allora in poi, l’immagine ha sempre assunto un ruolo di messaggio spirituale, superando quello di memoria storica o di semplice ritratto. Ecco, questa mi sembra la cifra che bisogna comprendere: l’immagine del Papa lancia un messaggio spirituale.

D. – Instagram e Francesco nel Giubileo della Misericordia. Colpisce che le prime immagini e video che sono presenti sul suo account hanno molto a che vedere con la tenerezza di Dio: la fronte del Papa poggiata ad una croce, il Papa in preghiera pensando alle vittime di Bruxelles o il Papa che bacia il piede di una persona durante il Giovedì Santo …

R. – Questo dice che c’è un grande bisogno di scoprire la maternità della Chiesa: il Papa l’ha detto più volte. La tensione missionaria della Chiesa è una tensione materna e la tensione materna è capace di superare le barriere e di toccare le persone. Allora, quello che colpisce di questo Pontefice e che poi chiaramente poi colpisce nelle immagini che noi abbiamo, è la sua capacità di prossimità, quindi di toccare anche fisicamente le persone che raggiunge. Bisogna anche dire che questa presenza del Papa su Instagram non è di adesso: di fatto, il Papa è stato presente su Instagram sin dal momento della sua elezione, quando le persone hanno incominciato a condividere in questo social network le immagini della sua presenza. Immagini a volte mosse, un po’ sfocate, ma molto efficaci, molto espressive proprio di questa vicinanza. Adesso, la decisione di assumere un account personale del Pontefice eleva questo dato di fatto – cioè la presenza del Papa – a un livello superiore, a un livello più personale, diretto, di partecipazione immediata della sua persona.

D. – Nel suo primo messaggio per le comunicazioni sociali, Francesco ha sottolineato che secondo lui il vero potere della comunicazione è la prossimità, farsi prossimi. Possiamo dire che anche con questa presenza sui social newtork, su Instagram, il Papa declina questo potere della prossimità?

R. – Per il Papa, comunicare significa essere prossimi, quindi “approssimarsi”: l’importante è approssimarsi bene. Allora, il potere dell’immagine è anche questo: poter avvicinare. Chiaramente, ci si può avvicinare bene o male. Qui i modelli che vengono presentati sono modelli assolutamente positivi e, tutto sommato, sono una sfida all’immaginario cristiano. Cioè, quali sono le immagini – ci chiediamo – che oggi comunicano meglio il contenuto del Vangelo?

D. – Proprio sul potere delle immagini e la comunicazione visuale: viviamo in un’epoca dove le immagini ci passano davanti agli occhi molto velocemente. Questa scelta particolare, dell’account Franciscus su Instagram, di soffermarsi proprio su dei dettagli, quasi fermare l’immagine, anche se presa da un momento o da un evento e quindi da un movimento, che messaggio può dare, anche rispetto alla modalità di comunicare?

R. – In fondo, se siamo più abituati a vedere le immagini del Pontefice in mezzo a grandi masse, a grandi folle, a grandi adunate è anche vero che adesso, invece, colpisce molto il dettaglio. Quindi, se prima si vedeva con il grandangolo e si apprezzavano queste immagini di grandi folle, adesso quello che in realtà colpisce il cuore dell’uomo è il dito, la mano che tocca un volto. Allora, fermarsi sul dettaglio significa rendere partecipi gli altri di un evento che tocca una singola persona ma che alla fine, poi, ha il respiro universale. Papa Francesco lo disse fin dall’inizio che non era abituato a grandi masse. Lui sa relazionarsi a tu per tu, con le persone, o all’interno di gruppi relativamente piccoli. Quindi, il fatto che lui continui ad avere questa modalità di relazione così personale o a piccolo gruppi, di fatto poi viene potenziata, amplificata e resa visibile grazie a questi mezzi. Probabilmente qui c’è proprio una cifra della vicinanza cristiana così come dev’essere: non grandi masse, ma percezione di una vicinanza profonda.

(Da Radio Vaticana)