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P. Spadaro: la misericordia centro della geopolitica di Francesco

2016-01-30 Radio Vaticana

“La diplomazia di Francesco. La misericordia come processo politico”. E’ il titolo di un lungo articolo di padre Antonio Spadaro sull’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica”. Al microfono di Alessandro Gisotti, il direttore della rivista dei Gesuiti si sofferma proprio sul ruolo della misericordia nella geopolitica di Papa Francesco:

R. – La prima cosa da verificare è che i viaggi apostolici di Papa Francesco – come egli stesso ha detto incontrando il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede – hanno avuto come filo conduttore proprio la misericordia. Quindi la misericordia di Dio si inserisce nelle vicende di questo mondo, nelle vicende della società, dei gruppi umani, delle famiglie, dei popoli, delle nazioni. Non vive solo all’interno di dinamiche personali. In estrema sintesi posso dire che la misericordia, per Francesco, in ambito politico significa non considerare mai niente e nessuno come perduto, come perso. Quindi tutto rimane possibile: la pace è sempre possibile!

D. – In un momento in cui si vivono grandi contrapposizioni, anche molto profonde, lei scrive che guardando – appunto – a Papa Francesco si vede che "la misericordia smonta la macchina narrativa dei fondamentalismi"…

R. – Sì. Di fatto Papa Francesco, davanti alle tragedie degli attentati di Parigi, ma anche della Shoah come abbiamo visto nel suo viaggio in Terra Santa, davanti a tutto questo nasce lo sgomento, non lo schieramento. Vuole smontare all’interno le macchine narrative certamente del cosiddetto Stato Islamico, ma certamente anche di posizioni che ci sono all’interno delle Chiesa e che vorrebbero avviare delle "guerre sante". Il Papa non parla mai di guerra, parla di terrorismo: il fondamentalismo è un cancro della religione, non è espressione della religione.

D. – Lei prova anche a cercare, a trovare le radici della visione bergogliana e ne emergono fuori anche delle figure: alcune che sappiamo, conosciute nel vissuto di Francesco, come il Beato Favre e Dostoevskij, ma anche altre personalità forse meno note al grande pubblico…

R. – E’ interessante e affascinante entrare nel mondo bergogliano dei riferimenti, delle letture e degli approfondimenti. La visione diplomatica di Bergoglio si è formata attraverso fonti non consuete: quindi scritti mistici, scritti letterari e scritti di un teologo come Przywara che fu maestro di Hans Urs von Balthasar. Favre certamente vede il mondo come un luogo in cui bisogna pregare per tutti, quindi indifferentemente per tutti coloro che sono implicati anche all’interno di lotte politiche. Dostoevskij squilibra la logica degli schieramenti: per lui, come scrive in “Memoria dal sottosuolo", 2 + 2 può fare 5 e quindi richiede una logica molto flessibile, molto dinamica, non rigida. Certamente Przywara è una figura forse poco nota in Italia, ma importantissima per comprendere Papa Francesco: egli postula la fine dell’epoca costantiniana, rifiutando radicalmente l’idea dell’attuazione del Regno di Dio sulla terra, che era stata poi la base del Sacro Romano Impero, e quindi tutte le forme politiche e istituzionali simili o riferibili al Sacro Romano Impero, persino in termini di partito e quindi di politiche cattoliche. La Chiesa deve essere in uscita: questa è la cifra di lettura.

D. – La misericordia, atto politico per eccellenza: qui lei ritrova anche in don Tonino Bello quasi un precursore, per alcuni aspetti, di quello che vediamo adesso con Papa Francesco…

R. – Si, perché don Tonino Bello, come Papa Francesco, ma anche tanti altri in realtà, non distinguono in maniera netta la sacrestia o il tempio da quello che è l’impegno. C’è un servizio politico che esprime una carità profonda: lo hanno detto anche i Papi e lo ha ripetuto Papa Francesco. Il suo approccio alla pace, però, non è un approccio pacifistico: la pace per Bergoglio significa agire sui quadranti più delicati della politica internazionale, ma in nome degli scarti, dei più deboli. Papa Francesco si concentra su questo e si rende conto come le tensioni del mondo nascano perché ci sono squilibri, squilibri anche e soprattutto di carattere economico. Quindi tutte le iniziative di pace di questa drammatica “terza guerra mondiale a pezzi” devono essere legate ai tempi sociali che preoccupano il Papa, perché il Papa è molto attento agli scarti.

(Da Radio Vaticana)