P. Spadaro: la diplomazia di Francesco costruisce ponti e abbatte muri

2017-05-19 Radio Vaticana

Il 20 maggio, a Roma, presso la sede de “La Civiltà Cattolica” alle ore 18,00 si terrà una tavola rotonda sul tema: “L’Atlante di Papa Francesco. Come il Papa vede il mondo?” Alessandro Gisotti ha chiesto al direttore della rivista dei gesuiti, padre Antonio Spadaro, di soffermarsi sui criteri che guidano l’azione diplomatica di Jorge Mario Bergoglio incentrata nella misericordia e nella cultura dell’incontro:

R. – Incontrando noi gesuiti di Civiltà Cattolica il Papa ha detto che la crisi è globale e che quindi è necessario rivolgere il nostro sguardo ai criteri per cui vediamo il bene e il male nel mondo, cercando di comprendere come funziona. Allora, il Papa vede il mondo come una realtà complessa di grande diversità dove il rischio è che si costruiscano barriere, che si costruiscano muri. Spesso ha fatto riferimento al rischio di populismi e nazionalismi che chiudono le nazioni al loro interno. Allora, il Papa vede il mondo come abbracciato da un desiderio di incontro, di superamento delle barriere ma anche un mondo in cui ci sono delle ferite aperte che però possono diventare porte. Così è stato, per esempio, per Lampedusa o per l’isola di Cuba. Quindi diciamo un mondo in movimento che però ha bisogno di un’anima.

D. – Ovviamente quando si parla di Atlante il pensiero va naturalmente ai viaggi, ai viaggi del Papa. Lei ha scritto più volte che molti di questi viaggi, come per esempio quello in Egitto ultimamente, hanno un "valore terapeutico", cosa significa?

R. – Il Papa ama confrontarsi con la realtà così com’è e spesso questa realtà è drammatica. Ci sono delle forti tensioni nei Paesi che il Papa ha toccato, almeno in molti di questi Paesi sono in atto tensioni molto forti e il Papa ha voluto toccare con mano, a volte anche proprio i muri, fisicamente, i muri che ci sono, come è stato nel suo viaggio in Terra Santa, il muro di Auschwitz, che ha un valore storico, e situazioni appunto complesse e di divisioni, come è stato a Cuba, a Bangui, etc. Quindi il Papa vuole confrontarsi con questa drammaticità ma lo vuole fare come ha fatto il Signore, cioè toccando con mano per guarire e allora il suo approccio e il suo contatto diretto, direi fisico, con questa realtà complessa e difficile e pieno di tensione è un contatto che vuole ristabilire i fluidi, i contatti i ponti: vuol guarire le ferite.

D. - Papa Francesco propone "una diplomazia della misericordia", ha affermato recentemente il premier italiano Gentiloni in un incontro, sempre promosso da Civiltà Cattolica: quali sono, secondo lei, i punti forti in cui si esprime questa diplomazia così particolare?

R. - Sostanzialmente significa che non si può considerare mai nulla come definitivamente perduto, non solo nei rapporti tra le persone ma anche tra gli Stati o tra i vari quadranti conflittuali che si trovano nel nostro mondo oggi. Quindi in questo senso il Papa è aperto al dialogo con tutti perché sa bene che spesso non è in ballo il bene contro il male ma è tutta una questione di interessi e quindi bisogna parlare con tutti perché solo in questo modo si riesce a raggiungere una soluzione mediata, quindi diplomatica, sapendo che mai nulla è da considerare come perso.

D. – Il 24 maggio Papa Francesco riceverà in Vaticano il presidente statunitense Trump. Il Papa ha detto di ritorno dal Portogallo nella conferenza stampa in aereo: “Lo ascolterò senza pregiudizi”. Qui si vede anche il realismo del cristiano, potremmo dire con Evangelii gaudium che “la realtà è superiore all’idea”…

R. – Sempre per il Papa la realtà è superiore all’idea e l’incontro è superiore a ogni altra cosa perché il Papa non ragiona in termini di idee o di preconcetti. Quindi è perfettamente consapevole delle difficoltà che ci sono in ogni incontro, ma nello stesso tempo non vuole mettere delle premesse, degli a priori, preferisce incontrare le persone e in quel contesto essere sincero, franco. Solo da un incontro, da un incontro realistico in cui ciascuno dice quello che pensa, è possibile venir fuori con prospettive per il futuro.

(Da Radio Vaticana)