P. Lombardi: la preghiera del Papa sulla tomba di Samuel Ruiz

2016-02-16 Radio Vaticana

Al termine dell'intensa giornata di ieri in Chiapas, il nostro inviato in Messico Alessandro Guarasci ha intervistato il portavoce vaticano e direttore della nostra emittente al seguito del Papa, padre Federico Lombardi

R. – Il Papa è passato nella cattedrale di San Cristóbal de las Casas, che è la cattedrale di cui Samuel Ruiz è stato vescovo per 40 anni, e dove è sepolto. Il Papa, nella cattedrale ha incontrato tantissimi malati: c’era un migliaio di persone. Poi, naturalmente, è passato davanti alla tomba di Samuel Ruiz, ha sostato in preghiera – brevemente, ma ha sostato in preghiera – e poi ha continuato il suo itinerario di consolazione e di incontro con le persone che erano presenti nella cattedrale. Una cosa estremamente semplice ed estremamente naturale e spontanea, ricordando questa persona che per la sua diocesi ha avuto un’importanza molto grande, e ha impostato anche diversi aspetti della pastorale della diocesi che, con diversi ritocchi o miglioramenti, sono tuttora in funzione. Per esempio, era molto significativa la presenza dei diaconi sposati, indigeni, che hanno una grande importanza nella pastorale della diocesi perché sono veramente un po’ i protagonisti, anche guidati e anche formati dai sacerdoti, ma sono persone che animano la vita delle comunità, che tengono la liturgia della parola, che distribuiscono la comunione…

D. – Che cosa ci può dire invece sull’incontro un po’ più privato che ha avuto con un gruppo di indigeni?

R. – E’ stato un incontro normale di un pranzo. Questo ogni tanto avviene come in occasione delle Giornate della Gioventù, in occasione delle visite in zone dove ci sono poveri o rifugiati… Si trattava di otto indigeni che rappresentavano le diverse componenti della comunità, quindi c’era un sacerdote indigeno, molto semplice, una persona affascinante nella sua semplicità di vita e di espressione, vestito come un indigeno: non aveva nessuna distinzione clericale particolare; poi c’era un rappresentante dei diaconi, con la moglie; poi c’era una religiosa, c’era un rappresentante dei giovani, c’era un catechista … tutti però delle comunità indigene locali. E il Papa si è intrattenuto con loro, con una conversazione molto semplice.

D. – Come sta andando la preparazione della Messa di Ciudad Juárez? Ci sono novità per quanto riguarda i parenti dei desaparecidos?

R. – Alla Messa di Ciudad Juárez ci saranno tantissime persone che sono collegate in diverse forme ai vari problemi della violenza nel Messico. Sappiamo che sono state 27 mila le persone scomparse, negli anni recenti: quindi, io non ho informazioni che il Papa faccia per un gruppo qualcosa di molto particolare, o per un altro. Intende dimostrare a tutti la sua vicinanza, la sua presenza: per tutti il Papa prega e a tutti è vicino.

(Da Radio Vaticana)