P. Arletti: incontro tra Francesco e Kirill rilancia l'ecumenismo

2016-02-12 Radio Vaticana

Grande attesa, dunque, nel mondo intero per l’incontro a Cuba tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill. Un incontro storico tra i primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa, che apre nuove speranze sulla via dell’ecumenismo per l’unità dei cristiani. Roberta Gisotti ha intervistato padre Giorgio Arletti, rettore della Chiesa ortodossa di Tutti i Santi a Modena:

R. – Le attese evidentemente sono molte. Il primo aspetto da mettere in risalto è la sorpresa che ha colpito un po’ tutti, in quanto molti si aspettavano una visita di Francesco in Russia o viceversa di Kirill a Roma. A me sembra che i punti principali siano questi; primo: è che la Chiesa russa ha avuto, nel 1989, una liberazione paragonabile a quella dell’epoca di Costantino. Secondo: è la ricostruzione fisica di tante chiese, edifici, monasteri che c’è stata in Russia; non so se torneremo ai 1.000 monasteri di prima del 1917 o alle 110 mila chiese, ma comunque un grosso lavoro è stato fatto. Terzo: - ed è questo a mio parere il punto centrale – la Chiesa russa del Patriarcato si è riconciliata dopo tanti anni con la Chiesa russa ‘libera’, ‘bianca’ o ‘monarchica’, che dir si voglia. Alcuni anni fa il Patriarca defunto, Alessio, si riconciliò con il capo di quella Chiesa. Però, la condicio sine qua non che fu posta per quell’unione, è che il Patriarcato rinunciasse all’ecumenismo. Ed è per questo che, sia con l’ultimo Alessio sia con Kirill nei primi anni di governo, l’ecumenismo si è un po’ "raffreddato". E poi, non dimentichiamo che la questione ucraina rimane sempre aperta.

D. – Padre Arletti, sappiamo che questo incontro è maturato durante due anni di preparazione: quindi un lavoro laborioso. Quali sono i nodi che sono stati sciolti e quali sono gli aspetti che hanno unito, motivato, cattolici e ortodossi russi per arrivare al traguardo?

R. – Veri nodi non sono stati sostanzialmente sciolti, perché la questione greco-cattolica in Ucraina rimane, la questione dell’ecumenismo è dibattuta all’interno delle Chiese ortodosse: c’è chi lo vuole e chi no. Io però faccio osservare solo questo, perché è un dato oggettivo che nessuno può contestare: in Italia sono state date più di 50 chiese cattoliche non più utilizzate al Patriarcato di Mosca. E a me questo sembra un bel segno di ecumenismo. Addirittura i romeni hanno avuto più di 150, forse 200 chiese, anche loro. Questa cosa è del tutto nuova.

D. – Kirill, per la prima volta da Patriarca, sarà in visita ufficiale in America Latina. Quale importanza riveste questo viaggio per la Chiesa ortodossa russa?

R. – Quando Sua Santità era Metropolita per gli Affari esteri del Patriarcato credo che lui sia già andato a Cuba per consacrare una chiesa nel Paese. Ne stanno consacrando tantissime di chiese russe all’estero: addirittura ora a Dubai. Perché i russi si stanno spargendo un po’ in tutto il mondo, di nuovo. Quindi si sblocca quel nodo gordiano, che era rimasto così avvoltolato dai tempi del Patriarca Alessio.

D. – Padre Arletti, comunque una tribuna importante questo incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill, che avrà sicuramente ripercussioni importanti: vedere il cristianesimo che sa ritrovarsi, quindi rafforzare la sua immagine…

R. – C’è chi vede il Patriarca di Costantinopoli come il cosiddetto ‘Papa degli ortodossi’; altri invece vedono Kirill come tale. In realtà, nessuno dei due lo è. Bartolomeo è solo il coordinatore, il primus inter pares, che coordina gli altri patriarchi; ma il Patriarcato di Mosca è indubbiamente quello più numeroso, e quindi ha delle folle, tanti vescovi, tanti preti. E soprattutto, un suo ‘no’ o un suo ‘sì’ può determinare lo sbilanciamento della Chiesa ortodossa da una parte o dall’altra. Siamo a pochi mesi dal Sinodo panortodosso di Creta, che potrebbe – forse – risolvere alcuni problemi interni dell’ortodossia, non ultimo quello dei rapporti con la Chiesa di Roma.

(Da Radio Vaticana)