Onu, mons. Auza: valore alle donne in Africa, basta violenze

2016-03-30 Radio Vaticana

Senza il contributo delle donne non sarà possibile raggiungere gli obiettivi fissati dall’Onu nell’Agenda per lo sviluppo sostenibile. Lo ha sottolineato l’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, intervenuto nel dibattito aperto al Consiglio di Sicurezza sul tema “Il ruolo delle donne nella prevenzione e risoluzione dei conflitti in Africa”. Il servizio di Roberta Gisotti:

Tra i 17 obiettivi indicati dall’Onu, da raggiungere entro il 2030, c’è quello di “promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile”. Ma questo obiettivo, ha ricordato mons. Auza, è “ancora un sogno lontano” in "molti Paesi dell’Africa, in particolare nella Regione dei Grandi Laghi”, e che “le donne possono contribuire grandemente a realizzare”.

La Santa Sede – ha spiegato il presule – apprezza le iniziative promosse dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e dai governi “per alzare la consapevolezza e arrivare ad un maggiore riconoscimento del ruolo vitale delle donne nella diplomazia preventiva, nella mediazione, nei processi di costruzione e mantenimento della pace”, ma crede che “questo riconoscimento debba essere pienamente tradotto in azioni per liberare competenze e capacità che appartengono alle donne per riportare ordine dal caos, comunione dalla divisione e pace dal conflitto”. Le donne hanno infatti uno “speciale dono nell’educare le persone a essere recettive e sensibili alle necessità degli altri”, che “è cruciale nella risoluzione dei conflitti e nel promuovere la riconciliazione nel dopo conflitto”. Per questo la Chiesa sostiene attraverso varie iniziative le donne che in Africa difendono i più deboli, prevengono le divisioni, curano le vittime di guerra, rafforzano la pace fragile, promuovono i diritti umani fondamentali. Così anche l’aumento di donne nelle alte cariche politiche e nelle sfere diplomatiche – ha osservato mons. Auza – può aiutare l’Africa, a partire dal garantire a tutte le donne l’educazione, un ambito dove la Chiesa cattolica è particolarmente impegnata.

Ma “purtroppo – ha denunciato il presule – per troppe donne è ancora una lotta in salita ripida emanciparsi da situazioni di marginalizzazione, violenza, abbandono ed esclusione. Il mondo continua infatti a confrontarsi con varie, vecchie e nuove forme di violenza diretta contro le donne e le ragazze”, in particolare l’uso dello stupro come arma durante i conflitti, gli abusi nei campi profughi, la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, gli aborti, le conversioni e i matrimoni forzati. Da qui l’obbligo che incombe – ha ammonito il l’osservatore vaticano – su ognuno di noi, su ogni governo e in special modo sul Consiglio di Sicurezza, “di porre fine a questi azioni barbariche contro le donne e le ragazze”.

Un omaggio particolare, mons. Auza ha rivolto infine alle quattro suore missionarie – Marguerite e Reginette, rwandesi, Judit, kenyota, e Anselm, indiana – “massacrate da vili fondamentalisti” il 4 marzo scorso nel loro convento ad Aden, nello Yemen.

(Da Radio Vaticana)