Nuove sfide per il pensiero sociale della Chiesa- Un’etica per la digitalizzazione?

2017-05-17 L’Osservatore Romano

La sfida che devono affrontare organizzazioni e professionisti è di vedere il cambiamento digitale come un’opportunità per adattarsi, imparare e progredire. Le aziende devono prendere decisioni d’investimento rischiose in un mondo di informazioni a basso costo e ad alto volume di diffusione. In questo ambiente rivoluzionario, in cui l’informazione è il nuovo petrolio dell’economia, i ruoli dei consumatori e dei produttori si confondono e i modelli di lavoro tradizionali sono profondamente modificati. 

Jean-Luc Perrault, «Pittura digitale» (2015)

Da due secoli, ci sono ricorrenti allarmi lavoro nell’economia di mercato. Attualmente, la minaccia di robot e computer che divorano l’uomo appare più seria rispetto ai precedenti cicli storici, poiché negli ultimi anni l’occupazione è rimasta indietro rispetto alla crescita e i salari sono rimasti fermi rispetto agli altri fattori di produzione. Il crollo ha riguardato principalmente i lavori semplici in ambito manifatturiero, impiegatizio e amministrativo, mentre i settori più alti e più bassi dell’occupazione sono stati meno colpiti.
Tuttavia, la stragrande maggioranza dei lavori oggi esistenti erano inimmaginabili solo settant’anni fa: più che nel fatto che alcuni lavori scompaiono e altri nascono, i veri problemi stanno forse negli ostacoli educativi e istituzionali ai cambiamenti. La digitalizzazione corre veloce, ma i risultati sono ancora difficili da prevedere e non offrono un modello chiaro per una formazione professionale specifica.
L’innovazione tecnologica crea anche nuovi scenari di concorrenza, dove alcune posizioni oligopolistiche poggiano, per un periodo di tempo limitato, su un vantaggio tecnologico provvisoriamente esclusivo, piuttosto che sulla dimensione o la fetta di mercato. Una segmentazione capillare dei consumatori può ostacolare la formazione di un prezzo di mercato determinato dalla domanda e dall’offerta.
I dati forniti dai consumatori, unitamente a quelli delle transazioni rilevate dalle banche e alle informazioni a disposizione del pubblico sono trattati e analizzati per conoscere e prevedere i comportamenti. Sebbene per legge i big data siano resi anonimi, le possibilità di analisi incrociata stanno spostando i confini del concetto di dati personali.
La cultura dell’incontro, espressione spesso usata da Papa Francesco, esige abitudini che favoriscano il buon uso delle risorse tecnologiche, come anche la cura delle relazioni umane. Contro le prevalenti versioni utilitaristiche, positivistiche o emotive dell’etica, il pensiero sociale cattolico tradizionalmente porta l’attenzione su teorie oggettive radicate nella possibilità di discernere il bene dal male.
Per quanto riguarda le nuove prospettive per l’occupazione e il lavoro «conviene ricordare sempre che l’essere umano è “capace di divenire lui stesso attore responsabile del suo miglioramento materiale, del suo progresso morale, dello svolgimento pieno del suo destino spirituale” (...). Perciò la realtà sociale del mondo di oggi, al di là degli interessi limitati delle imprese e di una discutibile razionalità economica, esige che “si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro (…) per tutti”» ( Laudato si’, 127).
Esiste il rischio di un vuoto morale ogni qualvolta le decisioni sono prese da macchine e da algoritmi auto-educanti: in assenza di un agente morale non c’è responsabilità umana e ciò porta in un terreno inesplorato della storia umana. Di fronte a questa radicale incertezza, il dialogo fa emergere alcune vie di ricerca: se l’informazione è la principale risorsa dell’economia e ha un valore monetario misurabile, allora i dati devono essere trattati con la stessa attenzione e secondo gli stessi principi del denaro per conto terzi. Così come esiste un codice etico universale per trattare beni, servizi e denaro, ne dovrebbe esistere uno per i dati.
La rivoluzione digitale, insieme ad altri fattori di cambiamento, esige che l’attenzione venga spostata dalla tutela dei posti di lavoro alla tutela dei lavoratori, con benefit sociali flessibili e le possibilità di formazione in un mondo mutevole.

di Domingo Sugranyes Bickeli