Nord Corea-Usa. Mons Tomasi: dialogo o minaccia nucleare concreta

2017-08-09 Radio Vaticana

di Gabriella Ceraso

"Come cristiani dobbiamo camminare sulla via della pace e rafforzare l'educazione e la cultura pubblica sul fatto che dalla minaccia nucleare ci si difende solo eliminando completamente gli armamenti atomici". E' quanto afferma l'arcivescovo Silvano Maria Tomasi, per tanti anni osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio Onu di Ginevra, riflettendo sulla crescente tensione negli ultimi giorni tra Stati Uniti e Corea del Nord: una situazione - dice - che il Papa sta seguendo. Inutili per ora gli inviti alla moderazione nelle parole e nelle azioni, da parte dell'Europa e della Cina. Il presidente Usa Trump minaccia “fuoco e fiamme” contro Pyongyang che si è detta a sua volta in grado di colpire gli Usa, nella base di Guam, con missili a testate atomiche che continua a testare con questo scopo.

In effetti, osserva mons Tomasi, se da una parte la coscienza della distruttività e dell'inutilità dell'arma atomica cresce, dall'altra persistono "focolai", "uomini e Paesi che la ritengono ancora percorribile come strumento di difesa". Mons Tomasi sottolinea quanto un' arma che distrugga tutto indistintamente - e l'esperienza della seconda guerra mondiale ne è un esempio - non possa essere accettata in alcuna maniera, e richiama il dovere della comunità internazionale ad intervenire a tutela di ogni violazione dei diritti umani. Ma, chiarisce il presule, ancora prima di questo, bisogna portare avanti il delicato compito della trattativa. Attingendo al lungo incarico svolto a Ginevra, mons. Tomasi ammette la difficoltà di portare ad uno stesso tavolo persone con obettivi politici e militari opposti ma rilancia la strategia dell'"inclusione" di Papa Francesco.

Ascolta e scarica il podcast con l'intervista a mons Silvano Maria Tomasi 

R. - È interessante il fatto che qualche settimana fa 123 Paesi hanno firmato una convenzione che mette completamente al bando l’uso di armi nucleari. Quindi da una parte stiamo camminando verso una coscienza più chiara e dall’altra vediamo che purtroppo alcuni Paesi che hanno le armi atomiche vogliono tenerle e altri cercano di sviluppare ancora questa tecnologia militare. Noi come cristiani dobbiamo camminare sulla via della pace e rafforzare l’educazione e la cultura pubblica. Per essere al sicuro dalle minacce nucleari è necessario che nessun Paese le abbia e che si trovi un’alternativa costruttiva e sicura.

D. - Mons. Tomasi, proprio il 9 agosto del 1945 Nagasaki veniva colpita dalla bomba atomica. È passato tanto tempo e l’opinione pubblica pensa che non sia più possibile una guerra nucleare perché sarebbe totalmente distruttiva. Lei pensa che possiamo stare tranquilli?

R. - La serietà e la gravità di questo mezzo di distruzione sta nel fatto che indistintamente colpisce obiettivi militari e civili. Quindi in nessuna maniera è accettabile. Invece rimangono ancora delle persone che considerano possibile l’uso delle armi atomiche. Dobbiamo rinnovare l’educazione pubblica e renderla cosciente della gravissima situazione circa la possibilità concreta dell’uso delle armi nucleari.

D. - Cosa si può fare?

R. - Portare attorno ad un tavolo negoziale persone con mentalità radicalmente diverse, con degli obiettivi politici diametralmente opposti, è molto difficile, però non dobbiamo smettere di tentare la strada del dialogo e tentare attraverso alleanze, attraverso la persuasione, di far partecipare questi Paesi ai benefici del commercio internazionale, dare possibilità di sviluppo concreto per il bene della loro gente, di sentirsi parte concreta della famiglia umana in modo che non sentano il bisogno di trincerarsi dietro la minaccia dell’uso della forza.

D. - Lei sa se il Papa è informato e segue la situazione dell’Asia?

R. - Penso che senz’altro il Santo Padre stia seguendo gli sviluppi. Lui ha parlato chiaro non solo contro il commercio delle armi, ma contro la violenza come metodo di negoziato; ha cercato soprattutto di convincere la comunità internazionale a non erigere frontiere inutili ma ad essere inclusiva, per trovare la strada per evitare l’uso della violenza.

(Da Radio Vaticana)