«Ninna nanna» di Leila Slimani- La vera crisi della famiglia

2017-05-15 L’Osservatore Romano

Il romanzo che in Francia ha vinto quest’anno il premio Goncourt, Ninna nanna di Leila Slimani, sta riscuotendo un grande successo di pubblico non solo francese, come dimostra la rapida traduzione italiana (Milano, Rizzoli, 2017, pagine 240, euro 18). Un successo meritato per la scrittura veloce e intensa, per il ritmo trascinante di noir che tocca una delle paure più forti che provano i genitori che lavorano, costretti ad affidare i figli a una bambinaia della quale, in fondo, sanno veramente poco: la paura che lei possa esercitare violenza su quei piccoli esseri fragili, indifesi, bisognosi di attenzione e di cure. 

Particolare della copertina italiana del libro di Leila Slimani

Ma il romanzo non è interessante solo per questo: il suo pregio è quello di far capire attraverso la narrazione il dramma delle famiglie moderne. I protagonisti sono due giovani genitori che hanno tutto: buon reddito, cultura elevat, sono affascinanti e pieni di amici. O almeno tutto funziona così finché non nascono, a breve distanza l’uno dall’altro, due figli e la moglie, Myriam, decide di non intraprendere la carriera di avvocato per la quale si è preparata per stare a casa con loro, con l’accordo del marito, che si occupa con successo di industria discografica.
Dopo poco l’idea poetica di fare la mamma a tempo pieno rivela le prime crepe: si tratta infatti di una scelta di solitudine, che non viene certo alleggerita dalla presenza di una suocera invadente e giudicante. Così Myriam scivola quasi inconsapevolmente nella depressione, nel disprezzo di sé che si alimenta dallo stupore dispiaciuto con cui gli altri accolgono la sua scelta, e il marito, anch’egli inavvertitamente, comincia a rincasare sempre più tardi per non tornare in quella casa che gli sembra ora un inferno domestico.
Pur amando moltissimo i loro figli, i due giovani sono terribilmente soli, e impreparati ad affrontare le difficoltà che una vita familiare comporta. La società che li circonda li giudica negativamente in silenzio, come dei perdenti: sarà solo l’arrivo di una bambinaia, Louise, che si rivela provetta nel farsi accettare dai piccoli e nel diventare presto indispensabile per i genitori, a ridare lustro alla coppia, che torna glamour!
Myriam diventa rapidamente un avvocato di successo, il marito avanza nella sua carriera, la loro vita sociale riprende con rinnovata vivacità, mentre dietro l’apparenza di una soluzione perfetta i bambini, e soprattutto la figlia più grande, cominciano a rivelare pesanti disagi.
Benché la coppia sia formata da giovani progressisti, della bambinaia a loro interessa solo la perfetta funzionalità. Non si domandano mai quale sia la sua vera vita, cosa senta nel profondo del cuore vivendo un confronto continuo fra questa famiglia “perfetta” e la sua disperata solitudine, il suo fallimento esistenziale.
Il mondo superficiale che circonda la famiglia, quel mondo che imprime pesanti condizionamenti per indurli a scegliere le soluzioni più idonee a testimoniare all’esterno successo, fascino, denaro, senza badare alla sostanza, ai veri legami fra le persone, alle necessità affettive e ai bisogni di cura dei più fragili, sembra trascinare i protagonisti al drammatico epilogo.
Ancora una volta la letteratura riesce a denunciare, meglio di qualsiasi analisi sociale, il vero malessere della famiglia contemporanea, le vere difficoltà a vivere oggi quelle che un tempo erano normali mansioni quotidiane. E quindi a far capire che non sono sufficienti gli aiuti dello stato, gli asili nido, in sostanza l’assistenza delle istituzioni, per sbloccare la profonda crisi che la famiglia europea oggi sta vivendo, e che è crudelmente rivelata dal fortissimo calo demografico.

di Lucetta Scaraffia