Nell’ultimo libro di Richard Ford un omaggio ai genitori- Ritratto di famiglia

2017-09-08 L’Osservatore Romano

Speriamo che molti abbiano memoria di quei retabli a due ante per lo più fiamminghi che una volta aperti, oltre a mostrare il quadro di fondo, recano ai lati i ritratti dei due committenti. Lo speriamo perché l’ultimo libro di Richard Ford, Tra loro (Milano, Feltrinelli, 2017, pagine 135, euro 15), uno tra i più valenti scrittori americani contemporanei, costruisce proprio il suo memoire a immagine di una simile struttura estetica: due lunghi racconti, uno di fronte all’altro, delle vere vite dei suoi genitori e, «tra loro», la sua compartecipata e interferente esistenza a partire dal 1944. Due narrazioni scritte a trent’anni di distanza: quella della madre Edna Akin (1910-1981) subito dopo la sua scomparsa; quella del padre Parker (1903-1960) solo recentemente, cioè a cinquantacinque anni dalla morte. 

I genitori di  Richard Ford con lo scrittore bambino

Come fa un non-romanzo, un lavoro comunque letterario ma assente di trama e suspence, perfettamente bilanciato tra i destini di due genitori, ugualmente amati e che ugualmente amano il figlio, l’uno in controluce rispetto all’altro lungo una sequenza d’anni e di fatti assolutamente normali e senza drammi a diventare l’intima rappresentazione della vita americana di metà Novecento? La grande depressione, certo; il proibizionismo, anche; la prima guerra mondiale, non poi così sullo sfondo.
In realtà tutto si gioca sull’esaltazione dell’amore familiare e non c’è una riga del libro, spesso scritto in stile telegrafico e pregnante, che non sia una cordiale celebrazioni di virtù e valori umani, quelli di un’intera società, ma che nei protagonisti regnano indipendentemente da come va il mondo, bensì secondo i canoni del cuore e i comandamenti del bene proprio e del beneficio altrui.
Così si esemplificano due vite fatte di pudore, tenerezza, accettazione e adattamento. Il padre, un commesso viaggiatore che vende amido da bucato, in giro per il Nord Louisiana, l’Alabama, il Sud dell’Arkansas, il delta del Mississippi. Un uomo grande e grosso, tenero e sorridente, dal volto malleabile e carnoso, che decide di portarsi la moglie appresso durante il lavoro, vivere in albergo e fra uno store e l’altro, un’esistenza frenetica, mutevole e provvisoria.
Parte seconda, la madre: una donna cordiale, carina, spiritosa, perspicace, ciarliera. Cresce dalle suore di St. Anne, che le piacciono molto, ma dalle quali viene tolta da una genitrice poco disponibile. Non si lamenta mai di nulla, segue di buon grado il marito, tiene i conti, ha con lui rari dissidi presto rientrati, attende un figlio che mai non viene.
«Sono nato nel caldo inverno del 1944, in febbraio, nell’Ospedale Battista, alle due del mattino», irrompe Richard, che con un padre quarantenne e madre non più giovanissima, scombussola la vita di entrambi: lui diventa «il visitatore del weekend», lei una casalinga con un marito assente e un bimbo presente e futuro. Pesante l’uno, indistinto l’altro.
Veramente, per un po’ viaggiano in tre, ma poi la cosa si fa insostenibile e giunge il momento al quale allude il titolo del libro. «Tra loro» e il lettore avverte che un triangolo imperfetto minaccia di instaurarsi tra i tre, specie per l’assenza paterna che può determinare la solitudine degli altri.
Ma ora che tocca allo scrittore narrarci — memorialista e personaggio, autore e attore — non solo il resto della vicenda coniugale, ma la perdita progressiva d’entrambi e, da testimone vero, la «loro inestirpabile singolarità». Assistiamo così a un toccante racconto che si insinua fra le storie dei genitori, e che alla fine costruisce un pilastro a sé, ma tuttavia portante l’intera vicenda del libro.
«Ho sentito spesso il sincero e ardente desiderio di averli con me: il desiderio della loro attualità», dichiara il figlio io-narrante, testimoniando, settantatreenne, la continuità in lui dei suoi genitori. «Non ho escluso nulla per amore della discrezione o del rispetto»: si sente che scrive alla luce di una nostalgia d’amore che ha ricevuto e dato. D’un legame continuo e concreto, necessario e insondabile.

di Claudio Toscani