Nelle regioni dell’Italia centrale con il progetto Rimpresa -Solidarietà più forte del sisma

2017-05-16 L’Osservatore Romano

Si chiama Rimpresa ed è un progetto che intende offrire sostegno alla ripresa, economica ma non solo, del tessuto sociale dei territori delle quattro regioni — Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo — che a partire dall’agosto scorso sono stati più volte duramente colpiti dal terremoto. Allo strazio per la perdita di vite umane e al crollo di abitazioni, chiese e monumenti si è aggiunto anche l’azzeramento delle piccole attività produttive, commerciali e turistiche o la perdita consistente dell’abituale clientela. Molte delle aziende, che costituiscono quasi l’unica fonte di reddito del territorio, hanno perso i locali dove svolgere la loro attività o i macchinari necessari per il proprio lavoro o le materie prime per allevare gli animali. Molte merci sono rimaste stoccate nei magazzini senza poter arrivare alla loro destinazione finale, con gravi perdite di clientela. In diverse situazioni gli stessi lavoratori delle aziende danneggiate non hanno potuto riprendere il proprio posto di lavoro perché hanno dovuto allontanarsi, avendo perso la casa, o perché le aziende hanno dovuto forzatamente spostare la propria sede.

Il progetto Rimpresa, promosso dal movimento dei Focolari e da una serie di organizzazioni a esso collegate, tra cui la ong Azione per un mondo unito e l’Associazione italiana imprenditori per un’economia di comunione, vuole pertanto offrire un sostegno alla ripresa di queste piccole attività, dal punto di vista commerciale e logistico, ma anche relazionale e di prossimità. «Vibra la speranza, non trema il futuro» è lo slogan che accompagna l’iniziativa nata già nell’autunno scorso a poche settimane dal sisma grazie alla collaborazione con la Protezione civile e altre istituzioni pubbliche e rilanciata pochi giorni fa a Roma durante la manifestazione «Villaggio della terra». Essa si rivolge soprattutto alle aziende dei territori lungo la via Salaria, nell’area tra Amatrice e Ascoli Piceno, nella Val Nerina. Si tratta di zone rurali, la cui economia è basata prevalentemente sull’agricoltura e sull’allevamento ovino e bovino, la cui clientela era costituita dalla popolazione stessa e dai flussi turistici estivi e dei fine settimana. Al momento molte di queste attività produttive, commerciali e turistiche sono ancora impraticabili ed è pertanto necessario creare anche un bacino di utenza e di consumo fuori dalle aree colpite dal terremoto, affinché le aziende non siano costrette alla chiusura.