Nella crisi nordcoreana Washington perderebbe credibilità uscendo dall’accordo con l’Iran - Mosca ripropone la via della diplomazia

2017-12-02 L’Osservatore Romano

«Se gli Stati Uniti escono ora dall’accordo sul nucleare con l’Iran, poi non diventano molto credibili agli occhi di coloro cui oggi viene chiesto di abbandonare il nucleare, come Corea del Nord». Parole provocatorie quelle pronunciate ieri dal ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, che, rivolgendosi alla diplomazia di Washington, ha chiesto maggior dialogo su tutta una serie di dossier internazionali, a cominciare dalla Corea del Nord. 

Soldati nordcoreani celebrano il successo dell’ultimo test missilistico (Afp)

«Se gli Stati Uniti decidessero di uscire dall’accordo con l’Iran, sarebbe una violazione del loro impegno, di qualcosa avviato dall’amministrazione precedente» ha sottolineato Lavrov. «Che tipo di esempio avrebbe il leader nordcoreano Kim Jong-un dalla posizione americana» ha continuato Lavrov, secondo il quale «la maggior parte degli analisti americani è consapevole di questo» e «io mi auguro che non ci sia alcuna violazione da parte di chicchessia».
Concentrandosi sulla questione nordcoreana, Lavrov ha sottolineato che Mosca predilige la via della diplomazia. «Qualcuno a Washington vuole provocare Pyongyang per fare nuove azioni» ha detto Lavrov. «Per esempio, ora sono in corso esercitazioni su vasta scala non programmate, questo fa capire che c’è chi vuole mostrare i muscoli, vorrebbe annientare la Corea del Nord in mondo sanguinoso: faremo di tutto per risolvere il conflitto per vie diplomatiche». Proprio ieri, a poche ore di distanza da Lavrov, Vitaly Pashin, deputato membro della delegazione russa rientrata da Pyongyang, ha dichiarato che «la Corea del Nord è pronta a sedersi al tavolo dei negoziati per i colloqui di pace se verrà riconosciuta come una potenza nucleare». Il regime di Pyongyang «è pronto a negoziare, ma alle sue condizioni», e in primo luogo «a condizione di parità» e con «la partecipazione della Russia come terza parte». Nonostante queste aperture, Mosca resta pronta ad affrontare un eventuale conflitto. Il capo del Consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev, ha detto ieri che sono in corso «esami preparativi su un possibile conflitto: non sarà una sorpresa per noi».
La tensione al 38° parallelo è salita notevolmente negli ultimi giorni dopo il lancio (il 29 novembre scorso) del missile balistico intercontinentale (l’Hwasong-15), il più potente mai usato da Pyongyang, in grado di colpire tutti gli Stati Uniti, inclusa Washington e la costa orientale.