​Nella basilica romana di San Bartolomeo all’Isola Tiberina il Papa prega per i nuovi martiri - Uccisi solo perché discepoli di Gesù

2017-04-24 L’Osservatore Romano

I cristiani perseguitati a causa della fede e con loro i profughi in fuga dalle guerre sono stati ricordati da Papa Francesco durante la liturgia della Parola in memoria dei nuovi martiri, presieduta nel pomeriggio di sabato 22 aprile, nella basilica romana di San Bartolomeo all’Isola Tiberina.

Il Pontefice si è recato nella chiesa affidata alla comunità di Sant’Egidio che custodisce il memoriale dei testimoni della fede del ventesimo e del ventunesimo secolo, per presiedere la liturgia della Parola. La suggestiva cerimonia è stata caratterizzata dalla testimonianza della sorella di don Jacques Hamel. All’omelia il Papa ha ricordato che «ci sono anche tanti martiri nascosti, quegli uomini e quelle donne fedeli alla forza mite dell’amore, alla voce dello Spirito Santo, che nella vita di ogni giorno cercano di aiutare i fratelli e di amare Dio senza riserve». E attualizzando la riflessione ha constatato: «Quante comunità cristiane oggi sono oggetto di persecuzione!». In proposito ha aggiunto un lungo passaggio a braccio al testo preparato, nel quale ha raccontato la vicenda appresa durante la visita a Lesbo, di una donna cristiana sgozzata dai terroristi perché si era rifiutata di gettare a terra il crocifisso che portava al collo. A riferirgliela era stato il marito di fede musulmana, testimone oculare dell’atroce uccisione.

Al termine della visita il Pontefice ha incontrato nei locali al piano superiore della basilica sessanta profughi: vittime della tratta, rifugiati, minori non accompagnati, immigrati, alcuni dei quali giunti in Italia grazie ai corridoi umanitari organizzati da Sant’Egidio. Commosso dalle loro storie, prima di congedarsi, ha di nuovo parlato a braccio del dramma delle migrazioni. «Noi siamo una civiltà che non fa figli — ha detto — ma anche chiudiamo la porta ai migranti. Questo si chiama suicidio».

Le parole del Papa