​Nel 2018 torna a Bergamo e Sotto il Monte il corpo di Papa Giovanni - La santità delle origini

2017-07-15 L’Osservatore Romano

Nel 2018 le spoglie mortali di san Giovanni XXIII torneranno temporaneamente a Bergamo, sua diocesi di origine, e a Sotto il Monte, suo paese natale. La notizia è stata diffusa dal vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, che ha ringraziato Papa Francesco per questo segno di benevolenza verso la Chiesa bergamasca e la sua gente.

Si tratta di un’iniziativa insolita per il corpo di un Papa santo, ma non senza precedenti: basti pensare che nel 1959 lo stesso Giovanni XXIII autorizzò per un mese il ritorno delle spoglie mortali di san Pio X nelle diocesi del Veneto e soprattutto a Venezia, che lo aveva visto patriarca prima che diventasse Papa. Capita più di frequente che i resti mortali di un santo vengano provvisoriamente traslati dal santuario in cui sono custoditi ad altri luoghi per solennizzare una circostanza o favorire la devozione dei fedeli. Il pensiero va alla salma di san Pio da Pietrelcina, che Papa Francesco volle per qualche giorno a Roma, nel febbraio 2016, durante il giubileo della misericordia.

Al di là del comprensibile entusiasmo che ha suscitato, l’annuncio merita qualche riflessione che aiuti a comprendere in profondità il significato dell’evento. Sarebbe superficiale limitarsi a dire: «Papa Giovanni torna a casa». Quei resti mortali non sono più soltanto quelli di un uomo, di un Papa: sono le reliquie di un santo.

Il culto delle reliquie risale agli inizi del cristianesimo ed è stato confermato dal concilio Vaticano II. Venerando i corpi dei martiri e dei santi, la Chiesa ha espresso valori fondamentali della fede cristiana: la centralità del mistero dell’incarnazione, la comunione dei santi che si spinge oltre la morte, il valore del corpo umano. Dio si è fatto carne, la salvezza è passata attraverso un corpo, quello di Gesù. Onorando un santo nella sua corporeità, il cristiano afferma che la santità riguarda l’intera persona, compreso il suo corpo: non c’è vita spirituale, né sequela di Cristo, né santità che possano realizzarsi al di fuori o senza un corpo, circoscritto in uno spazio, in un tempo, in un individuo, in una storia singolare. Con il suo agire, sentire e patire, il corpo non è soltanto uno strumento dell’anima o dello spirito, ma il coprotagonista della salvezza.

di Ezio Bolis