Nei campi profughi greci - Cinquemila bambini a rischio

2017-03-16 L’Osservatore Romano

A un anno dalla firma dell’accordo tra Union europea e Turchia, Save the Children denuncia l’aumento allarmante dei casi di autolesionismo e tentativo di suicidio, aggressività, ansia e depressione tra i bambini migranti e rifugiati, a causa del degrado delle condizioni sulle isole greche, dove sono trattenuti circa 13.200 richiedenti asilo in condizioni disumane, tra i quali circa 5000 minori. 

Bambini bloccati in un campo profughi vicino l’aeroporto di Atene (Reuters)

Con un rapporto diffuso oggi, l’organizzazione internazionale descrive le «atroci condizioni in cui l’Europa ha costretto migliaia di famiglie e di bambini, rinchiusi in strutture diventate di fatto veri e propri centri di detenzione a seguito dell’applicazione dell’accordo». Il rapporto sottolinea la gravità delle conseguenze sulla salute mentale e il benessere generale dei bambini: incidenti e atti di autolesionismo che coinvolgono bambini anche di nove anni si stanno moltiplicando; alcuni bambini, anche di 12 anni, hanno tentato il suicidio. C’è stata poi un’impennata nell’abuso di droghe e alcol, una vulnerabilità di cui spesso approfittano gli sfruttatori. I bambini, a cui è stata negata ogni forma di educazione, sono stati coinvolti in proteste violente, hanno visto morire persone nei campi o perso tutto ciò che avevano negli incendi e sono stati costretti a passare l’inverno sotto tende inadeguate o a dormire all’aperto. I minori soli sono spesso oggetto di attacchi e scontri nei quali la polizia interviene raramente, mentre usa in alcuni casi un livello di violenza ingiustificato nei confronti di migranti e rifugiati. Gli operatori hanno raccolto testimonianze di minori soli che vivono in allarme continuo e fanno i turni per dormire cercando di proteggersi a vicenda, e molti sono scomparsi.