​Mosca convoca l’ambasciatore - Nuovo raid israeliano in Siria

2017-03-20 L’Osservatore Romano

Non accenna a stemperarsi la tensione tra Israele e Siria. Ieri un drone israeliano ha colpito e ucciso nella sua auto Yasser Assayed. Secondo fonti dell’opposizione siriana, l’uomo era un alto ufficiale del sistema antiaereo di Damasco, «l’uomo che ha dato l’ordine di attivare i sistemi S200 e dare la caccia ai jet dello stato ebraico». L’esercito siriano ha smentito questa versione dei fatti affermando che Assayed era un combattente del reggimento Golan, una «forza di autodifesa» composta in gran parte da drusi e impegnata nella lotta contro i ribelli al confine con Israele, dove è stato colpito.

In ogni caso — dicono gli analisti — il segnale da Israele è chiaro: la difesa della sicurezza non conosce confini. Il ministro della difesa Avigdor Lieberman lo ha ribadito ieri, ancora una volta: se ci sarà un nuovo intervento armato delle forze di Damasco contro Israele, «distruggeremo i suoi sistemi contraerei». Nella notte tra venerdì e sabato scorsi la contraerea siriana ha risposto ai raid israeliani: si è trattato del più grave scontro tra Israele e le forze di Damasco dall’inizio della guerra in Siria. L’esercito siriano aveva annunciato di aver abbattuto un jet militare dello stato ebraico e di averne colpito un altro mentre era impegnato in raid aerei contro obiettivi di Hezbollah in Siria. L’esercito israeliano ha invece smentito che suoi aerei siano stati colpiti, ma ha confermato per la prima volta di aver effettuato operazioni in territorio siriano. Oggi il ministero degli esteri russo ha convocato l’ambasciatore israeliano a Mosca, Gary Koren, per protestare e chiedere delucidazioni sui raid che, come detto, hanno interessato un’area vicino alla città storica di Palmira, nella provincia centrale di Homs. Sul piano negoziale, la delegazione del governo di Damasco, guidata dall’inviato presso le Nazioni Unite, Bashar Al Jaafari, ha confermato oggi la propria partecipazione ai colloqui di pace mediati dall’Onu a Ginevra il prossimo 23 marzo. Tensione e violenza anche in Iraq. L’offensiva per liberare la città di Mosul dalle forze del cosiddetto stato islamico ha raggiunto ieri un luogo simbolo del jihadismo: la moschea di Al Nuri, dove nel luglio del 2014 Abu Bakr Al Baghdadi proclamò la rinascita del Califfato.