Morta suor Ruth Pfau: grazie a lei sconfitta la lebbra in Pakistan

2017-08-11 Radio Vaticana

di Paola Simonetti

E’ scomparsa ieri Ruth Pfau, suora di origini tedesche delle “Figlie del cuore di Maria”, soprannominata da tutti la “Madre Teresa del Pakistan”.

Si è spenta ad 87 anni lì dove aveva speso tutta la sua esistenza. A Karachi, fresca di studi di medicina si era fermata alla fine degli anni ’50 per un cavillo burocratico mentre era in viaggio verso l’India, ma dalla città pakistana non ripartì mai più. Suor Ruth trovò lì la sua ragione di vita nella lotta contro la lebbra, di cui all’epoca gran parte del mondo nulla sapeva, compresa lei stessa.

“Il primo paziente che mi convinse a cominciare la mia battaglia fu un giovane afghano – ha avuto modo di raccontare negli anni del suo impegno – Gattonava usando mani e piedi nel dispensario dove ci trovavamo e si comportava come fosse normale che un essere umano strisciasse a quel modo, nella melma e nel fango”.

Guidata da una straordinaria determinazione, il suo impegno si tradusse in concrete iniziative per sottrarre migliaia di persone sofferenti e povere al morbo di Hansen; un percorso che fu inarrestabile e che la portò ad attivare centinaia di ospedali in tutto il Paese, con la collaborazione di vari governi provinciali. Sentiamo una sua testimonianza al microfono della Radio Vaticana in un’intervista che concesse qualche anno fa:

“Abbiamo lavorato su tutto il territorio e alla fine siamo riusciti a portare a termine un compito che nessun progetto è riuscito a ottenere: abbiamo preso il controllo della malattia. E siamo molto più che soddisfatte. In tutto quello che abbiamo fatto, c’è stata una grandissima parte che ci è stata donata: nei miei sogni più arditi non ho mai pensato che saremmo riuscite a controllare la lebbra; nessuno di noi lo ha mai pensato … E non è nemmeno necessario venire fino a Karachi: bisogna voler chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie per non porsi proprio questa domanda; basta accendere il televisore … e noi, che siamo la generazione della guerra, questo lo sapevamo già nel 1945, quindi prima, molto prima. In realtà, esiste una sola alternativa: continuare o suicidarsi. E noi ci siamo dette: continuare è assurdo, ma smettere è ancora più assurdo, perché magari può capitare di riuscire a fare qualcosa. E poi, con questa ostinazione: tu lo sai bene, non sono io che l’ho inventato. Il mondo, ringraziando Iddio, non l’ho inventato io”.

Suor Pfau ricevette la cittadinanza pakistana nel 1988 in segno di apprezzamento per i suoi servizi, sforzi che nel 1996 portarono l'Organizzazione mondiale della sanità a dichiarare il Pakistan uno dei primi Paesi dell'Asia ad aver sotto controllo la lebbra. Un’attività quella di suor Ruth, che si dipanava anche sulla formazione dei medici pakistani e sul sostegno, più in generale, a situazioni di crisi ed emergenza umanitaria, come nel 2010, con le devastanti inondazioni nel sud ovest del Paese.

I suoi funerali di Stato saranno celebrati il prossimo 19 agosto, nella Cattedrale di Saint Patrick, la sepoltura avverrà nel cimitero cristiano di Gora QabristanA renderle con profonda gratitudine, il primo ministro pakistano Abbasi, che ha sottolineato come Suor Pfau “ha dato nuova speranza a innumerevoli persone e ha dimostrato, attraverso il suo illustre duro lavoro, che servire l'umanità non conosce confini. Siamo orgogliosi dei suoi esemplari servizi – ha aggiunto il primo ministro pakistano - e rimarrà nei nostri cuori come un simbolo splendente nei tempi che verranno”.

Il consolato tedesco di Karachi, dal canto suo, sui social network ha ricordato che “è grazie alla sua lotta infaticabile che il Paese ha sconfitto la lebbra”.

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(Da Radio Vaticana)