Mons. Tomasi all'Onu: più tutele per la libertà religiosa nel mondo

2013-03-07 Radio Vaticana

Minoranze religiose sempre più discriminate nel mondo e le stesse Nazioni Unite non reagiscono abbastanza a questi abusi. Lo ha denunciato mercoledì mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu a Ginevra, intervenendo ai lavori del Consiglio per i diritti umani, riunito nella città elvetica. Le parole del presule al microfono di Roberta Gisotti:

R. - Se ci guardiamo attorno, vediamo che nel mondo di oggi, in molti Paesi le minoranze religiose – sia cristiane, sia di altre confessioni – sono veramente bersaglio di attacchi anche violenti, alle volte con morti e feriti, altre volte con forme di discriminazione più sottile, attuata attraverso decisioni di tribunali o attraverso risposte della società, dei mezzi di comunicazione, che tendono a emarginare questi gruppi. Davanti a queste situazioni, ci sono dichiarazioni per la libertà religiosa, ci sono norme che provvedono alla difesa anche delle minoranze religiose, però un conto è la normativa esistente e dall’altra parte l’incapacità di attuare questa normativa. Quindi, bisogna fare in modo che prima di tutto cambi la mentalità, la cultura pubblica, che non tolleri che la discriminazione religiosa sia una specie di nuovo razzismo accettabile e che invece cerchi di rispondere in maniera efficace.

D. – Le Nazioni Unite che cosa dovrebbero fare?

R. – Cercare di tenere presente nell’agenda anche la questione della libertà religiosa, in modo che veramente questi abusi non si ripetano con la frequenza con cui li vediamo e che vengano finalmente eliminati.

D. – Quindi, forse manca una denuncia più chiara degli Stati...

R. – Sì e con l’attuazione concreta delle norme che già esistono, cominciando da lì...

D. – Lei ha rivendicato un ruolo dello Stato come garante della libertà religiosa...

R. – La responsabilità dello Stato è di proteggere tutti i suoi cittadini, indipendentemente che appartengano ad un gruppo etnico, ad un gruppo religioso, o ad un gruppo politico. Lo Stato deve guardare ai membri della comunità internazionale e salvaguardare il bene comune attraverso la difesa dei diritti personali di ciascun cittadino. Capita però che lo Stato a volte tenda ad identificarsi con la maggioranza religiosa del luogo e quindi releghi un po’ le altre minoranze a cittadini di seconda classe, o addirittura non riconosca i diritti di cittadinanza uguali agli altri. Certo, uno Stato può mantenere le sue identità anche da un punto di vista religioso: un conto è l’identità storica di un Paese, altro è il modo di agire dello Stato che deve assolutamente essere giusto e quindi trattare tutti i suoi cittadini – e di conseguenza tutti i gruppi sia religiosi, che di altre identità – in maniera giusta ed uguale, come per la maggioranza.

Ultimo aggiornamento: 8 marzo