Mons. Semeraro: con Francesco le periferie sono al centro

2017-03-18 Radio Vaticana

Questa domenica inizia il quinto anno di Pontificato di Papa Francesco. Dopo un intenso 2016, nel segno della Misericordia, fin dai prossimi giorni il Papa sarà a Milano sabato 25 marzo, a Carpi domenica 2 aprile e a Genova sabato 27 maggio. Andrà poi in Portogallo, Egitto e Colombia. Un Pontificato all’insegna della Misericordia e dall’attenzione per gli ultimi, passando per le periferie del mondo. Luca Collodi ne ha parlato con mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, amministratore apostolico dell’Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata e segretario del gruppo dei 9 cardinali, il C9, chiamati dal Papa a studiare il progetto di riforma della Curia Romana:

R. – Il tema della periferia lo troviamo da subito nel linguaggio di Papa Bergoglio, anche prima, nelle omelie di Buenos Aires. Sta molto a cuore al Papa una Chiesa che esce da se stessa e si muove verso le periferie. D’altra parte il Vangelo ha avuto inizio da una periferia e la Palestina è un angolo periferico del grande Impero Romano. La periferia ha quindi anche un valore teologico, oltre a quello geografico e poi anche antropologico, ovviamente, perché il Papa parla di “periferie esistenziali”. Direi, allora, che non dobbiamo perdere di vista il fatto che il Vangelo è periferico, perché parte proprio da una periferia. Abbiamo periferie varie, come le periferie dell’anima: l’assenza di luce, l’assenza di amicizia, la solitudine, l’angoscia e le altre paure. Poi quelle dell’esistenza: abbiamo tra la mani l’Esortazione Amoris laetitia, quindi le famiglie ferite, i rapporti interrotti. E poi tante altre situazioni di dolore, le periferie sociali, dove c’è gente che non conta nulla e dove si decide tutto altrove.

D. – Mons. Semeraro, il magistero del Papa si caratterizza anche per i suoi gesti di comunicazione umana…

R. – Non dimentichiamo che un po’ tutti i Papi, almeno quelli che io ricordo, hanno compiuto dei gesti che hanno toccato profondamente il nostro animo. Ma in particolare di Francesco, ne ricorderei alcuni. Il gesto con il quale il Papa si è inchinato la sera nella quale è apparso sulla Loggia della Basilica di San Pietro, prima di benedire, chiedendo la preghiera dei fedeli. E questo gesto del Papa che chiede di essere benedetto e che ogni volta chiede sempre la preghiera per lui, è un gesto di grande semplicità ed umiltà. Poi pensiamo ai suoi viaggi, che ha voluto cominciare in luoghi di periferia. Pensiamo anche al semplice abitare a Santa Marta. Attraverso gesti dell’ordinarietà della vita, il Papa mostra anzitutto di essere, egli stesso, un uomo come noi.

D. - Una delle chiavi del Pontificato è la presenza della misericordia nella vita quotidiana e nel rapporto con Dio…

R. - Abbiamo celebrato un Anno tutto sul tema della misericordia e la misericordia è nel cuore del Vangelo. La misericordia è attrattiva, ha forza interiore perché è il cuore del Vangelo, il pilastro del Vangelo.

D. – I valori della Dottrina sociale della Chiesa sono cambiati nel loro modo di essere comunicati e difesi?

R. – Penso di no. Intanto, abbiamo un’Enciclica sociale di Papa Francesco che ha ripreso, diremmo portato avanti, istanze che erano già nella Caritas in veritate di Benedetto XVI. Nella Laudato si’ vediamo un allargamento di questi valori sociali. E’ vero, tuttavia, che il Papa ci ricorda di ricentrare questi valori, cioè non è da questi valori che parte l’annuncio del Vangelo, ma il Vangelo parte dall’incontro con Cristo. E’ da qui che poi tutto viene di conseguenza, come l’impegno pubblico, nella Chiesa e tutti gli altri valori irrinunciabili che toccano la vita, la dignità dell’uomo, la coscienza e la libertà dell’uomo, Ma hanno un senso perché scaturiscono dal Vangelo.

D. – I cristiani vivono con Francesco una sorta di nuovo Concilio?

R. - Direi di sì. La grande eredità che il Concilio ci ha lasciato è quella di vivere “conciliarmente”. Oggi, usiamo molto la parola “sinodalità”. Anche questa a mio modesto parere non significa impegnarci a fare Concili e Sinodi, ma vivere “sinodalmente” significa incontrarci, a cominciare dall’ascoltarsi reciprocamente. Se noi parliamo senza prima impegnarci nell’ascolto, se parliamo senza ascoltare, rischiamo di dire delle parole inutili.

(Da Radio Vaticana)