Mons. Paglia: primato d'amore e preghiera nel Giubileo di Benedetto XVI

2016-02-11 Radio Vaticana

Ricorre oggi il terzo anniversario della rinuncia al Ministero petrino da parte di Benedetto XVI. Un gesto epocale che oggi si può leggere anche con un approfondimento del suo significato grazie al Giubileo della Misericordia. Alessandro Gisotti  ne ha parlato con mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia:

R. – Non c’è dubbio che sia stato un grande gesto di amore per la Chiesa, un grande gesto di umiltà di fronte a questo mistero così grande, che la fede di Papa Benedetto guardava con la certezza della guida dello Spirito Santo. Ed ecco perché questa dimensione della misericordia di Dio che sostiene la Chiesa che – appunto – l’ha spinto, per amore della Chiesa, alla rinuncia, ma in un certo modo rendeva ancora più "benedetta" – se così posso dire – la Porta Santa quando si è aperta in San Pietro, nel vedere Papa Francesco che ha voluto attraversarla assieme al Papa emerito …

D. – Ha toccato tutti il passaggio della Porta Santa da parte di Benedetto XVI, lo scorso 8 dicembre, come un semplice fedele. Dunque, Papa Benedetto non lo vediamo ma sappiamo che anche lui vive il Giubileo e lo abbiamo visto in questo momento iniziale …

R. – Sì, esatto. Ma io credo che abbia voluto, proprio con questo gesto visibile, dire a tutti che il Giubileo è un gesto di profonda fede e lui lo vive con quella dimensione spirituale e di primato dell’amore e della preghiera, che dal primato petrino lui ha trasferito, in qualche modo, al primato di stare in ginocchio, sotto la Croce, di stare in preghiera per questo tempo ultimo della sua vita: un esempio straordinario per tutti quelli che si avviano a percorrere gli ultimi anni della propria esistenza. Davvero, bisogna dire, bisogna invecchiare così: bisogna vivere gli ultimi anni nella preghiera, nel raccoglimento, nell’aprire il proprio cuore alla Chiesa universale, anzi, al mondo intero. Papa Benedetto ci indica – come dire – una “spiritualità dell’anziano”.

D. – Benedetto XVI, nella festa della Divina Misericordia del 2010, disse: “La misericordia è il nucleo centrale del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio”, parole che sembrano quasi ricordare le stesse parole anche di Papa Francesco. Davvero, sulla misericordia c’è una grande continuità … E poi, ovviamente, il pensiero va anche a Giovanni Paolo II …

R. – Sì … io andrei ancora prima, quando San Giovanni XXIII disse che “è venuto il tempo della misericordia”, con il Concilio; non c’è dubbio che poi Papa Paolo VI, quando indicò il Concilio come il Buon Samaritano verso questo nostro mondo morto: anche lì è la misericordia di Dio che si china. San Giovanni Paolo II ha scritto perfino un’Enciclica, oltre ad aver istituito la Domenica della Misericordia dopo Pasqua. Papa Benedetto ha scritto la sua prima Enciclica sull’amore: “Deus caritas est”. Ecco perché penso che questo tema della misericordia sia una sorta di filo rosso che da Giovanni XXIII a Papa Francesco raccoglie la seconda parte del Novecento e dà come un avvio ai primi lustri di questo nuovo secolo. Direi che essere misericordiosi è un modo di sentire la Chiesa, un modo di viverla.

(Da Radio Vaticana)