Mons. Marcuzzo: ripresi i pellegrinaggi in Terra Santa, un incoraggiamento per la comunità cristiana locale

2012-12-29 Radio Vaticana

I militari italiani hanno iniziato ieri un pellegrinaggio in Terra Santa promosso dall’Ordinariato militare per l’Italia in occasione dell’Anno della fede. Prima tappa è Nazaret, in Galilea. Qui, i soldati italiani hanno incontrato mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale latino per Israele a Nazareth. Il nostro inviato Luca Collodi lo ha intervistato, chiedendogli se i pellegrinaggi in Terra Santa siano ripresi dopo il rallentamento dovuto alla crisi di Gaza:

R. - C’è una buona ripresa di pellegrini. Quello che mi piace ripetere è questo: non abbiate paura! Si sentono molte notizie di ciò che accade in Medio Oriente e in Terra Santa ma per i luoghi santi, per i pellegrini, se ci fosse qualche apprensione ve lo diremmo per senso di responsabilità. Ma in questo momento, e speriamo in futuro naturalmente, non abbiate paura, venite pure! La seconda cosa che mi piace ripetere è che visitare i luoghi santi è bellissimo, perché questi luoghi santi parlano; sono quasi la Parola vivente e ci raccontano molte cose sulla nostra fede, sulle sue origini, sulla storia di Gesù Cristo, la Madonna, gli Apostoli, la prima Chiesa… Ma qui, oltre ai luoghi, c’è anche una comunità cristiana i cui componenti sono niente meno che i discendenti diretti della primissima comunità, la Chiesa madre di Gerusalemme. Invito tutte le guide, i pellegrini - oltre che a visitare i luoghi - ad incontrare la comunità, perché questo aiuta anche la nostra comunità cristiana che, vivendo in un contesto di ostilità, di terrorismo, di problemi, di violenze, ha bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione, non dimenticata. Pregate per la nostra comunità! Il fatto stesso che voi veniate come pellegrini, create incoraggiamento e comunione con questa comunità e per questo vi ringrazio tanto già da adesso.

D. - Si può parlare di un arresto dell’esodo dei cristiani dalla Terra Santa, oppure ancora il fenomeno è presente?

R. - Per il momento, per quanto riguarda il Paese, il fenomeno è ridotto per Israele, ma esiste ancora per la Palestina e per la Giordania. Comunque, è un fenomeno che c’è sempre. Dipende dai periodi: quando c’è stabilità, tregua e pace, i cristiani rimangono. Ma appena c’è un problema, sono quelli che si trovano ad essere più esposti al pericolo e dunque all’emigrazione. Per noi c’è un’equazione storica, chiara, molto semplice: più c’è pace, più c’è presenza cristiana; più ci sono violenze, problemi ed instabilità, più i nostri cristiani cercano di andarsene. La Chiesa - naturalmente insieme all’aiuto della Chiesa universale e dei molti organismi della Santa Sede o dei Cavalieri del Santo Sepolcro,- cerca di fare quasi l’impossibile per trattenere, per radicare questi cristiani nella terra di Gesù. Non vogliamo che la Terra Santa diventi un museo archeologico di luoghi aridi, che certamente parlano sempre della storia della salvezza e della Bibbia, ma che non hanno presenza cristiana. La terra di Gesù deve poter avere sempre una presenza dei discepoli di Gesù.