Mons. Hinder: Yemen, catastrofe umanitaria per una sporca guerra

2017-08-11 Radio Vaticana

di Michele Raviart

In guerra dal 2015 lo Yemen è sempre più al centro di una crisi umanitaria senza pari nel mondo, con un’epidemia di colera tra le più gravi mai registrate e un flusso di profughi che attraversa lo Yemen dal Corno d’Africa per raggiungere i ricchi Paesi del Golfo. Gran parte della comunità internazionale appoggia il presidente Abd Rabbih Mansour Hadi, sostenuto da una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita che controlla lo spazio aereo del Paese, mentre i ribelli sciiti Houti, fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e fiancheggiati dall’Iran, occupano il nord e la capitale Sana’a.

Nel mezzo una popolazione di oltre 20 milioni di persone, abbandonate a loro stesse senza più infrastrutture o un’autorità riconosciuta. Spiega infatti mons. Paul Hinder, vicario apostolico per l’Arabia meridionale e intervistato da Mario Galgano:

E‘ molto difficile riuscire a fare arrivare aiuti nel Paese. Ci sono ancora organizzazioni internazionali come la Croce Rossa, Medici senza frontiere ed altre che sicuramente fanno il possibile; ma finché non è garantita la sicurezza, anche il loro intervento è estremamente difficile se non addirittura – in alcune zone – impossibile”.

Duro - sottolinea - anche il lavoro delle comunità missionarie: “Ammiro profondamente le poche missionarie che sono rimaste – le suore di Madre Teresa – che per fortuna ancora riescono a fare quello che possono, ad Aden e a Sana'a, pur trovandosi in una situazione estremamente difficile. Vorrei affidarle alla preghiera dei cristiani nel mondo”.

Negli ultimi giorni le parti in conflitto stanno cercando un accordo per riaprire l’aeroporto della capitale, il più importante dello Yemen e chiuso da un anno per evitare i rifornimenti aerei di armi agli Houti. L’Arabia Saudita ha chiesto alle Nazioni Unite di prenderne il controllo, dopo che quindici organizzazioni umanitarie avevano chiesto la riapertura per far arrivare gli aiuti e permettere ai malati gravi di lasciare il Paese per potersi curare. Ogni accordo tuttavia non può prescindere da un accordo tra tutte le forze in campo, come anche una soluzione alla crisi. Spiega infatti mons. Paul Hinder:

“Non vedo altra strada se non che le parti in conflitto – quelle interne e quelle esterne al Paese – si siedano intorno a un tavolo, possibilmente anche con una sorta di 'costrizione' internazionale”. Tutti devono essere messi di fronte alle proprie responsabilità: “Dobbiamo sempre tenere a mente che le cosiddette potenze occidentali non indossano certo la veste bianca. Nessuno è innocente, perché in questa sporca storia della guerra in Yemen c’entrano anche il commercio delle armi e altri affari di corruzione”.

Con duemila morti dalla fine di aprile e cinquemila nuovi malati ogni giorno lo Yemen sta affrontando un’epidemia di colera senza precedenti. A rischio è un abitante su 120 e circa 450 mila persone sono sospettate di aver contratto la malattia. Afferma ancora mons. Hinder: “Secondo le informazioni che ho ricevuto, l’epidemia di colera di diffonde indisturbata perché tutto il sistema sanitario è collassato. Questa è una conseguenza diretta della guerra. Fino a che punto questo sia accaduto intenzionalmente da parte delle parti in conflitto, non è dimostrabile; pure ci sono indizi seri per cui sembra che in determinate parti del Paese si sia lavorato molto per fomentare il gusto per la distruzione”.

Drammatica anche la situazione di profughi e rifugiati. Negli ultimi due giorni a largo delle coste yemenite sono morte circa 300 persone, costrette dagli scafisti a gettarsi in mare prima di arrivare alla riva e ridurre così al minimo le possibilità di essere intercettati. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni sono circa 55 mila le persone che dal Corno d’Africa cercano di raggiungere la penisola arabica correndo il rischio di attraversare lo Yemen. Si tratta per la maggior parte di persone giovanissime, con un’età media di 16 anni, ai quali si aggiungono i profughi yemeniti. “Ci sono soltanto due frontiere sulla terra ferma, e cioè verso l’Arabia Saudita e verso l’Oman; l’Oman naturalmente si impegnerà a mantenere una posizione il più possibile neutrale per potere essere parte attiva nei negoziati”, spiega mons. Hinder, “rimane la via del mare, e questa rappresenta una grande incognita. Chi riesce a fuggire via mare? E cosa sarà di loro? Il mio timore è che nel Golfo di Aden molti troveranno la morte…”

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(Da Radio Vaticana)