Mons. Gallagher: Papa invita a guardare il mondo con occhi di misericordia

2016-01-11 Radio Vaticana

Per un commento al discorso del Papa al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ascoltiamo mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, al microfono di Philippa Hitchen:

R. – Credo che il Santo Padre abbia voluto guardare con un’ottica di spiritualità anche a queste situazioni mondiali così conflittuali. Lui ha inserito tutto questo anche nel contesto del Giubileo della Misericordia. E’ un Giubileo in cui noi dobbiamo guardare alla situazione della comunità internazionale con occhi misericordiosi. Il Papa ha fatto il suo elenco dei problemi, dei conflitti nel mondo, anche con qualche denuncia, però non è stato un discorso di condanna. Lui desidera che noi veramente ci sentiamo incoraggiati, che noi – come società umana, come Paesi individuali – siamo capaci di affrontare questi problemi. Sono problemi gravissimi, come quello delle migrazioni europee. Però dobbiamo essere capaci di affrontare queste situazioni. Così, il Papa ha voluto dare veramente una spinta positiva, una spinta che è pure una sfida alla comunità internazionale, rappresentata dai suoi ambasciatori presso la Santa Sede, ma in pari tempo ha voluto dire: “Siamo misericordiosi, cerchiamo di lavorare in questo senso; la Santa Sede è disposta a collaborare con voi, ad esservi accanto, anche il Papa stesso”.

D. – Il Santo Padre ha denunciato fortemente il terrorismo e chi usa il nome di Dio per uccidere. E ha insistito anche sull’importanza del dialogo, della cooperazione con il mondo musulmano …

R. – Sì, questi sono i due poli. Ribadire l’importanza, il valore del dialogo con l’islam, con altre religioni e con tutta la società, è indispensabile; e in pari tempo, la sua condanna dell’uso o dell’abuso della religione in nome della violenza o del terrorismo. Questo, sì. Perché questo – soprattutto per il Santo Padre – è uno scandalo tremendo: che la gente in nome di Dio uccida altre persone, soprattutto persone innocenti e vulnerabili, che la gente sottometta intere comunità ad anni e anni di sofferenze e violenze. Questo è un grosso scandalo che noi dobbiamo vincere. E noi, come Santa Sede, come entità religiosa, sentiamo questo in maniera ancora più forte, forse, delle società secolari o laiche, perché noi vediamo che il vero messaggio della religione, che è l'amore, è così distorto in questo modo. E il Papa, giustamente, denuncia queste cose con la massima energia.

D. – Parlando della crisi migratoria, il Papa ha ringraziato per gli sforzi compiuti da Paesi come Turchia, Grecia e soprattutto l’Italia, per salvare le vite di tanti migranti nel Mediterraneo. E ha insistito sulla necessità di una politica paneuropea per affrontare questo problema …

R. – Sì, il Papa ha voluto presentare un elogio e riconoscere gli sforzi tremendi, i grandi sacrifici che hanno fatto diversi Paesi che sono o quelli che hanno accolto immediatamente i rifugiati, Giordania e Libano e poi i Paesi di frontiera come la Turchia, l’Italia e la Grecia, perché nonostante che la questione migratoria sia una crisi per l’Europa di oggi, in pari tempo molte di queste società, di questi governi, di queste autorità e individualmente molti privati, vengono a soccorrere questa gente che, come il Papa ha detto, “non sono persone anonime, sono persone umane come noi, sono bambini …”. E così, noi dobbiamo affrontare questo problema spinoso, questa crisi molto grave. E in questo, non stiamo sottovalutando le difficoltà e i problemi né i problemi interni di certi Paesi: assolutamente no. Però, in pari tempo affermiamo che sia necessario fare uno sforzo ulteriore, perché questo è un problema che merita attenzione, perché è un problema non solo sociale, ma è essenzialmente una crisi morale per l’Europa. Come noi reagiamo a questa situazione, determinerà che tipo di Paese saremo. E l’idea che dobbiamo difendere i nostri valori, chiudere la nostra società, forse ci farà più danno che aprire le nostre porte e i nostri cuori per accogliere queste persone in difficoltà.

(Da Radio Vaticana)