Mons. Fisichella: solo alla luce di Cristo si può capire il mistero della vita

2013-01-25 Radio Vaticana

La Parola deve diffondersi tra le genti, tra le strade delle nostre città, e lì trovare lo spazio dell'accoglienza che porta salvezza e gioia. Questo è il messaggio conclusivo della lettura teologica, sulla “Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione ‘Dei Verbum’. Piacque a Dio... rivelare se stesso", che si è svolta ieri sera a Roma nella sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense. All’incontro, promosso dalla diocesi di Roma, hanno partecipato tra gli altri, l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, e Anna Maria Tarantola, presidente della Rai. Ma oggi in che modo si può trasmettere agli altri la bellezza del Verbo di Dio? Ascoltiamo mons. Fisichella al microfono di Marina Tomarro:

R. – Innanzitutto bisogna conoscere. Non c’è comunicazione vera se non c’è una conoscenza diretta. Qui, però, stiamo parlando della Parola di Dio e quindi ci vuole una frequentazione quotidiana. Ci vuole soprattutto l’ascolto. E’ necessario che sia la Parola di Dio a provocare la mia mente e il mio cuore. Noi dimentichiamo spesso la dimensione del silenzio: sono convinto, infatti, che la prima forma e la prima fonte della comunicazione sia il silenzio. Ritengo poi che, nel momento in cui siamo posti dinanzi a una nuova cultura mediatica e quindi a tanti strumenti che si moltiplicano velocemente per la trasmissione della fede, l’orizzonte privilegiato e fondamentale sia quello dell’incontro personale.

D. – Nella sua relazione lei ha detto che la scienza non può fare a meno della fede, che cosa vuol dire?

R. – Significa che se non abbiamo un pensiero forte, anche la fede conseguentemente è debole. La fede ha bisogno anche della ricerca scientifica, in modo particolare per quanto riguarda una comprensione più diretta non solo della Parola di Dio, quindi del testo sacro, ma direi anche di tutte quelle dimensioni del progresso scientifico che ci consentono anche di conoscere meglio la nostra storia e quindi di arricchire sempre di più il nostro patrimonio culturale.

D. - Di fronte alla crisi di questa società, secondo lei, perché oggi c’è questo desiderio di riscoprire la Sacra Scrittura?

R. – Perché l’uomo da sempre è alla ricerca del senso della propria vita e nella Sacra Scrittura Dio ci fa comprendere quanto importante sia conoscere noi stessi e noi possiamo conoscere pienamente noi stessi se conosciamo Lui. C’è un rapporto costante, un rapporto dinamico. Se ho desiderio di conoscere in profondità me stesso, ho bisogno di prendere l’enigmaticità della mia esistenza e di porla alla luce del mistero di Cristo. Ecco perché la Sacra Scrittura è importante, perché passo dopo passo mi consente di compiere un cammino con la mia stessa esperienza personale.