Mons. Farrel: rapporti sempre più fraterni tra cattolici e luterani

2016-01-25 Radio Vaticana

La Commemorazione ecumenica congiunta il prossimo 31 ottobre a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma, rappresenta un passo significativo nel cammino verso l’unità. Ascoltiamo, in proposito, il commento di mons. Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, al microfono di Philippa Hitchen:

R. – Sono passati 500 anni dal periodo delle controversie tra cattolici e protestanti. E negli ultimi 50 anni si è vissuto in un clima diverso: non di rivalità, di opposizione ma nella ricerca dell’unità di tutti i cristiani. L’ecumenismo è servito per guardare le cose in modo più approfondito, cioè non da un punto di vista unilaterale, ma cercando di capire anche le ragioni dell’altra parte. Questo ha portato - dopo 50 anni di intenso dialogo teologico - ad un nuovo modo di vedere la Riforma.

D. – E’ un simbolo molto forte quello del Papa e dei capi del mondo luterano insieme per questo anniversario…

R. – Sì, è la prima volta che accadrà una cosa del genere. Tutte le altre celebrazioni della Riforma in passato sono stati momenti di conflitto, di trionfalismo da una parte o dall’altra. Questa volta cercheremo di commemorare insieme le cose giuste, buone, emerse da quei conflitti terribili con conseguenze di grandi violenze nella storia dell’Europa. Ma, in fondo, ci sono anche quegli impulsi positivi di riforma, di miglioramento della vita della Chiesa che oggi possiamo commemorare.

D. – Questo evento nasce dal dialogo paziente di 50 anni di dialogo tra teologi. Ma quanto, secondo lei, è anche il frutto della pressione di cattolici e luterani che già lavorano insieme, pregano insieme e vogliono vedere un segno più positivo del loro cammino insieme?

R. - È precisamente questo: due realtà insieme. È il dialogo della verità, cioè il chiarire le difficoltà teologiche, i motivi più profondi delle nostre divisioni, ma è anche il dialogo della vita, in cui cattolici e luterani vivono insieme in un clima più ecumenico, di mutua accettazione e fratellanza. C’è un grande impulso alla collaborazione. La gente nelle nostre Chiese locali spinge perché ci sia un superamento delle divisioni. E questa è una cosa magnifica.

D. – Il comunicato congiunto della Federazione luterana mondiale e del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani parla anche dei “doni” della Riforma, che forse saranno difficili da comprendere per coloro che vedono in essa solo un periodo di conflitto e divisioni…

R. - Pensiamo all’inizio: che cosa voleva Lutero? Voleva che venissero corretti gli abusi che - dobbiamo accettarlo - erano presenti nella vita della Chiesa. Purtroppo le cose sono andate diversamente e c’è stata la divisone. Però quel cercare una Chiesa più santa, più vitale, più onesta è una spinta positiva che col tempo, attraverso il Concilio di Trento e poi nella vita degli ultimi secoli ed in particolare negli ultimi anni sotto l’impulso della grazia del Vaticano II, ha reso molti dei richiami di Lutero parte della vita della Chiesa.

(Da Radio Vaticana)