Mons. Auza all'Onu: agire contro violenza sulle donne nei conflitti

2017-05-16 Radio Vaticana

Un richiamo fermo agli Stati e alla comunità internazionale perché sia data priorità alla lotta contro la violenza sessuale nei conflitti, è stato lanciato dall’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York. Il presule è intervenuto ieri al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, durante il dibattito pubblico sul tema “Donne, pace e sicurezza”. Il servizio di Roberta Gisotti:

“La sofferenza incalcolabile di cosi tante donne, che continuano oggi ad essere vittime di tale crudeltà, non può non mettere il fuoco sotto i nostri piedi per spingerci tutti all’azione”. Con parole forti mons. Auza, si è riferito all’ultimo rapporto presentato dal segretario generale dell’Onu sulla violenza sessuale nei conflitti, ricordando che con questa espressione si comprendono rapimenti e traffico di persone, schiavitù sessuale, prostituzione, aborti, sterilizzazioni e matrimoni forzati.

In questo contesto “terribile e criminale”, il rappresentante della Santa Sede ha voluto porre l’attenzione sull’uso della violenza sessuale come “tattica di terrorismo”. “I motivi – ha detto – dietro a questo crimine particolarmente malvagio”, enumerati nel rapporto, “sono una litania del male e includono: incentivare il reclutamento di terroristi, terrorizzare e disperdere le popolazioni, forzare conversioni attraverso matrimoni, sopprimere i diritti fondamentali delle donne, generare ricavi dal traffico sessuale, estorcere riscatti da famiglie disperate, offrire donne e ragazze come vittime di guerra per compensare i combattenti, poi titolati a rivenderle e o a sfruttarle come desiderano e usando donne e ragazze come scudi umani e kamikaze”.

E dunque - ha ammonito il presule - “non c’è bisogno di altre prove per documentare che donne e ragazze sono specificatamente mirate come tattica per suscitare paura, annientare la loro volontà e ottenere ricavi per la macchina terroristica”.

“In risposta a questa cultura delle violenza - ha quindi concluso il capo della delegazione vaticana - il mondo, specialmente donne e ragazze la cui dignità è ferocemente violata, guardino al Consiglio di Sicurezza per la speranza e l’azione”. E che “non sperino invano”.

(Da Radio Vaticana)