Misericordia e amore: così la Chiesa accoglie gli omosessuali

2016-03-04 Radio Vaticana

“Vivere la verità nell’amore” è il tema della giornata di formazione pastorale per accogliere le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso, svoltasi questa mattina a Roma alla Pontificia Università Lateranense. L’iniziativa, è stata promossa dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e da "Courage Italia", una associazione cattolica americana che offre sostegno spirituale e psicologico agli omosessuali in difficoltà. Il servizio di Marina Tomarro:

Misericordia, amore e attenzione queste le tre parole chiave che vanno a riassumere la Giornata di formazione pastorale per l’accoglienza verso le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso. Ascoltiamo Robert Gahl, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce:

R. – La Chiesa può accogliere queste persone come accoglie tutti: cioè, non devono esserci categorie a parte, anche se possono esserci attività specifiche per le persone che sperimentano attrazione verso persone dello stesso sesso. E queste altre attività possono aiutarle anche a trovare senso di vita vocazionale. Quindi la Chiesa offre loro soprattutto i sacramenti, e quindi la Confessione – il Sacramento della Penitenza – e l’Eucaristia – la Santa Comunione – sono un grandissimo aiuto, come lo sperimentiamo tutti, per lottare, per cercare la santità.

D. – In che modo si può aiutarli a superare anche le loro paure, soprattutto quella della discriminazione?

R. – Alcuni hanno paura di essere guardati male quando svelassero questa loro tendenza. Però, la Chiesa – e penso che la Chiesa stia facendo grandi passi avanti in questo senso – deve far capire che tutti sono accolti, tutti sono benvenuti. C’è la questione delle coppie omosessuali, che hanno anche figli che sono stati affidati loro o che sono stati adottati, e così via. Alcuni di questi si avvicinano alla Chiesa e chiedono l’aiuto della Chiesa, per esempio, perché i loro figli vengano formati nella Chiesa, che vengano battezzati. Questo offre al tempo stesso una sfida, ma anche un’opportunità alla Chiesa per manifestare che è veramente Madre e che vuole offrire la santità anche ai figli di queste coppie.

E fondamentale diventa soprattutto l’ascolto dell’esperienza umana vissuta. Alberto Corteggiani, responsabile di "Courage Italia" l’associazione cattolica nata in America nel 1980, con l’obiettivo di far sentire la propria vicinanza alle persone omosessuali.

R. - L’ultimo Sinodo sulla famiglia ci chiede di approfondire la tematica della cura pastorale delle persone che provano un’attrazione per lo stesso sesso. In quanto rappresentante dell’Associazione “Courage” in Italia, ho sperimentato una diffusa inadeguatezza, riconosciuta da parte di molte delle diocesi, ad accogliere le persone che provano attrazione per lo stesso sesso e che chiedono di poter intraprendere un cammino che le aiuti a vivere le virtù, in particolar modo la virtù della castità.

D. – Quali sono gli aiuti maggiori che vi chiedono?

R. – Anzitutto, provano un forte senso di solitudine e sono alla ricerca di una comunità che si in grado di accoglierli senza giudicarli. Sicuramente, in molte persone che provano un’attrazione omosessuale c’è questa percezione di diversità rispetto al mondo che le circonda. Il percorso promosso dall’Apostolato “Courage” aiuta a restituire senso a questa forma di fragilità, a questa sofferenza, e in questo modo le persone vedono con occhi nuovi il loro percorso e gli attribuiscono un nuovo significato.

(Da Radio Vaticana)