Migranti, Zerai: Ong riempiono vuoto lasciato dall’Europa

2017-05-19 Radio Vaticana

“Dall’indagine conoscitiva della Commissione difesa del Senato sulle attività delle Ong che si occupano del salvataggio dei migranti mi pare emerga che le terribili accuse di collusione che erano state rivolte a queste organizzazioni non siano state provate. Se tanto fango era stato gettato addosso a volontari che sacrificano il loro tempo per salvare vite umane, ora andrebbe restituito loro onore e dignità”. Ad affermarlo è don Mussie Zerai, sacerdote eritreo, fondatore e presidente dell’agenzia Habeshia, da sempre impegnato nella tutela dei diritti dei migranti e profughi.

Migliorare il coordinamento con la Guardia costiera 
Don Zerai commenta anche il monito, contenuto nelle linee guida della Commissione e rivolto alle Ong, a non creare corridoi umanitari autonomi, poiché questo compito spetterebbe agli Stati. “Le Ong – spiega – sono con i loro mezzi in mare per colmare un vuoto. Dopo la caduta del regime di Gheddafi, infatti, il tratto di mare di fronte alla Libia è rimasto abbandonato. Nessuno soccorreva i migranti al di fuori delle acque territoriali libiche. E, grazie a Dio, a salvare vite umane ci hanno pensato queste organizzazioni”. “E’ giusto – come afferma la Commissione difesa – che le Ong collaborino di più con la Guardia costiera nelle operazioni di salvataggio. Ma non è che questo prima non accadesse. Se si tratta di migliorare questo coordinamento è un’ottima iniziativa. Se invece, com’era trapelato tempo fa in alcune proposte di legge, si vuole costringere le navi delle Ong a restare nelle acque SAR (ricerca e soccorso) italiane, questo significa condannare a morte migliaia di persone e il Mediterraneo diventerà sempre più un cimitero a cielo aperto”.

Serve un progetto europeo 
Quello che serve – spiega don Zerai – è un progetto umanitario europeo che riprenda l’impronta dell’operazione ‘Mare nostrum’, quindi con un mandato chiaro di ricerca e soccorso. Perché tutte le altre iniziative che sono in campo, come quelle dell’agenzia Frontex, non hanno questo mandato, ma solo quello di sorvegliare i confini”. “Tutto ciò servirebbe a evitare che l’Europa abbia nuovi morti sulla coscienza. E a chi pensava che questo bilancio di vittime dei naufragi potesse funzionare come deterrente affinché altri non partissero più, è facile dimostrare che il ragionamento cinico non funziona.  I viaggi continuano”. “E’ giusto che le Ong collaborino con la polizia per catturare gli scafisti, come chiede la Commissione”, aggiunge Zerai. “Purché questo non metta a repentaglio la vita dei profughi o migranti che sono su un barcone”.

Non sono le Ong a provocare le migrazioni 
Quanto al fatto che siano le Ong a incentivare i flussi migratori, facendo navigare le proprie imbarcazioni di salvataggio davanti alle acque libiche, Zerai spiega come questo ragionamento non stia in piedi. “L’attività di queste organizzazioni sono nate dopo diverse tragedie e naufragi, soprattutto quelli del 2013. Ma, prima di quegli avvenimenti drammatici, c’erano ugualmente le partenze e la gente rischiava ugualmente la vita. Il vero fattore di spinta dei flussi migratori non sono certo questi progetti di salvataggio, ma le cause che i migranti trovano nei loro paesi di partenza e le altre gravi condizioni umanitarie che subiscono in quelli di transito. Sono perciò costretti a partire e a proseguire per trovare un luogo sicuro”. “Prendersela con le Ong perché i flussi migratori non cessano è un po’ come prendersela con il medico che ci ha diagnosticato la malattia senza andare a vederne le cause. Solo verificando queste ultime si può far sì che decine di migliaia di persone non siano costrette a lasciare i loro Paesi d’origine. E’ inutile prendersela con chi sta cercando di tamponare l’emergenza”.

(Da Radio Vaticana)