Messaggio del card. Parolin per i 60 anni dei Trattati di Roma

2017-12-07 Radio Vaticana

“L’Europa si trova ad uno snodo di particolare significato nella sua storia. Se non sapesse” riscoprire “l’essenza degli ideali che l’hanno ispirata, trovando con creatività la strada per alimentare le sue istituzioni con la sua originaria carica ideale, correrebbe il rischio di rimanere bloccata da forze stanche e miopi”. Lo ha scritto il Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, in una nota inviata ai relatori del convegno promosso dall’Istituto Sturzo, che si è tenuto ieri sera a Roma a conclusione dell’anno delle celebrazioni per i sessant’anni dei Trattati di Roma.

“Ogni generazione – ha aggiunto il cardinale – si trova ad affrontare i problemi che la caratterizzano e la nostra si misura in particolare con la dimensione globale delle questioni, che presentano una complessità tale che difficilmente possono essere affrontate con speranza di successo, senza un intelligente coordinamento e il convinto concorso di energie di un singolo Paese”.

Il Segretario di Stato Vaticano - riporta l'agenzia Sir - ha parlato delle “migrazioni forzose di intere popolazioni”, ponendo l’accento sui “drammi causati in diverse zone del mondo dagli scontri bellici, con i loro tragici effetti, le ingenti perdite umane e le distruzioni, accompagnate da carestie e masse di rifugiati, la salvaguardia dell’ambiente naturale e il crescente impatto che le attività dell’uomo hanno sul clima”.

Al centro del suo intervento anche l’economia, definita “eccessivamente dipendente dalla speculazione finanziaria e dei rischi che questo comporta per la sua stabilità e per la difficoltà a creare opportunità di lavoro dignitoso e stabile”, ma anche le armi di distruzione di massa, il loro controllo e riduzioni, “con il contrasto efficace al fanatismo di matrice islamica e di altre matrici, che alimentano il terrorismo”. 

“L’Europa, uscita dalle devastazioni delle due guerre mondiali, seppe affrontare con coraggio e inventiva le enormi sfide del suo futuro tempo. Riuscì ad individuare prospettive nuove e a seguirle con determinazione, estinguendo inimicizie” e “trasformando le rivalità in collaborazione e le reciproche gelosie in opportunità. Promuovendo un innegabile sviluppo, pur con gli inevitabili errori di percorso. Lo seppe fare perché non era solo mossa da interessi di breve momento”, ma da “ideali, profondamente ispirati dalla concezione cristiana della persona umana e della società e dal ricordo lancinante di cosa significhi lasciare che tali ideali si illanguidiscano nella vita delle nazioni e nelle relazioni tra gli Stati”.

“I padri fondatori del progetto europeo – ha affermato il card. Parolin nel suo messaggio – compresero che mettere in comune le risorse e lavorare insieme era il vero rimedio all’insorgere di nuovi sanguinosi conflitti come quelli che avevano lacerato la prima metà del XX secolo. Oggi si avverte il bisogno di un simile slancio ideale, di una simile consapevolezza dell’urgenza del momento, della necessità di un impegno corale, di una forte assunzione di responsabilità”.

Nel suo intervento scritto, il Segretario di stato Vaticano ha poi ricordato come Papa Francesco abbia mostrato “notevole attenzione per le sorti dell’Europa, percependone la ricchezza storica e culturale come pure le potenzialità e le difficoltà in un mondo globalizzato e in continuo e repentino mutamento”. Infine, l’auspicio che sia possibile “riportare l’Europa all’altezza dei compiti che le spettano, facendola uscire da un immobilismo che rischia di trasformarsi in decadenza”.

(Da Radio Vaticana)