Mentre si moltiplicano gli appelli per una soluzione negoziale un duplice attentato colpisce Damasco

2017-03-16 L’Osservatore Romano

La delegazione dell’opposizione siriana non si è recata ad Astana per i negoziati sulla Siria: lo ha confermato oggi il portavoce del ministero degli esteri kazako, Anuar Zhainakov. I membri delle delegazioni dei paesi garanti dei colloqui — Russia, Turchia e Iran — ancora presenti ad Astana non prevedono oggi alcuna consultazione. 

Il palazzo di giustizia a Damasco dopo l’attentato (Afp)

E intanto si aggrava il bilancio delle vittime del duplice attentato suicida che ha colpito ieri il cuore di Damasco nel giorno del sesto anniversario dell’inizio del conflitto: in totale sono almeno 43 i morti e 117 i feriti. Nel mirino degli attacchi il palazzo di giustizia nel centro della capitale e un ristorante nella zona nordoccidentale. Nel primo attentato sono morte 39 persone e 92 sono rimaste ferite, riferisce una fonte della polizia all’agenzia Dpa, mentre il secondo attacco ha causato quattro vittime e 25 feriti. Mentre la Siria è entrata nel settimo anno del suo sanguinoso conflitto un appello a rispettare il cessate il fuoco attraverso i colloqui di pace è arrivato dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. In un comunicato, Guterres ha invitato tutte le parti coinvolte nella guerra a fare il possibile per rispettare il cessate il fuoco stabilito nell’accordo di Astana e a garantire che gli aiuti umanitari arrivino a tutti coloro che ne hanno bisogno senza ostacoli o impedimenti. Il segretario generale dell’Onu ha anche chiesto a chi esercita influenza sulle parti coinvolte nel conflitto a superare le differenze e a lavorare insieme per favorire i negoziati di Ginevra con l’obiettivo di mettere fine alla guerra. «La pace in Siria è un imperativo morale e politico sia per il popolo siriano, sia per il mondo. Un imperativo che non può aspettare», ha detto Guterres. «Oltre 400.000 morti siriani, tra cui tantissimi bambini, un milione di feriti, quasi cinque milioni di rifugiati, ci ricordano che questa crudele guerra è durata troppo e va fermata». Lo ha ribadito ieri sera anche l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura. Ma per arrivare a chiudere questa guerra, secondo de Mistura «ci sono due grandi ostacoli e un grande pericolo da affrontare». Intanto, gli Stati Uniti sono pronti a inviare nel nord della Siria nelle prossime settimane altri mille soldati per sostenere l’offensiva su Raqqa, roccaforte del cosiddetto stato islamico (Is).