Lo sport a servizio dell'umanità: sul tema conferenza in Vaticano

2016-10-04 Radio Vaticana

“Lo sport al servizio dell’umanità”. E’ il titolo della prima conferenza mondiale su Fede e Sport promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura, che si svolgerà in Vaticano da domani sino al 7 ottobre. L’evento è stato presentato stamani nella Sala Stampa della Santa Sede. Domani la cerimonia d’apertura in Aula Paolo VI presieduta da Papa Francesco. Ospiti, tra gli altri, il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), Thomas Bach. All’iniziativa parteciperanno anche 15 leader religiosi, a significare che ogni fede riconosce allo sport la capacità di sviluppare una diplomazia del tutto particolare, di essere una sorte di “esperanto” del mondo, un vero linguaggio comune. Ci riferisce Giancarlo La Vella:

Lo sport, a tutti i livelli, può abbattere le barriere e costruire ponti tra i popoli, può far dialogare religioni, etnie. Lo ha fatto nel passato e continua a farlo mettendo a confronto leale anche Paesi politicamente su fronti diversi, riconoscendo realtà che ancora ancora senza cittadinanza nel consesso internazionale. L’ultimo esempio, alle Olimpiadi di Rio, con la presenza del Kosovo e della squadra dei rifugiati. Sulle grandi potenzialità che lo sport possiede, il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, che ha promosso l’evento:

Due sono le considerazioni spontanee. La prima, certamente, quella di considerare lo sport come una componente fortemente umana, perché è il coinvolgimento del corpo, dell’intelligenza, di tutto l’essere della persona. E, in secondo luogo, lo sport diventa un vero e proprio modello, un simbolo che domina la società contemporanea. La competizione vera non è la guerra! Per questo motivo bisogna ritornare a ritrovare una grande idea dello sport, che sia capace di coinvolgere la diversità delle nazioni, delle culture, delle etnie. La diversità anche delle situazioni fisiche, penso alla Paralimpiadi; e che sia anche capace di unire le diverse religioni, perché i valori morali fondamentali sono comuni di tutte le religioni.

All’inaugurazione saranno presenti domani 15 leader religiosi, a significare che ogni fede riconosce allo sport la capacità di sviluppare una diplomazia del tutto particolare, di essere una sorte di “esperanto” del mondo, un vero linguaggio comune. Ancora il cardinale Ravasi:

La competizione vera non è la guerra! Per questo motivo bisogna ritornare a ritrovare una grande idea dello sport, che sia capace di coinvolgere la diversità delle nazioni, delle culture, delle etnie. La diversità anche delle situazioni fisiche, penso alla Paralimpiadi; e che sia anche capace di unire le diverse religioni, perché i valori morali fondamentali sono comuni di tutte le religioni.

(Da Radio Vaticana)