​L’«Instrumentum laboris» della settimana sociale di Cagliari - Per la dignità del lavoro

2017-09-11 L’Osservatore Romano

Roma, 11. Giovani che non lavorano, lavoro “troppo precario”, caporalato, lavoro femminile poco e malpagato, sistema educativo inadeguato a preparare al lavoro, lavoro “pericoloso e malsano”: sono le sei “criticità” denunciate dall’Instrumentum laboris della quarantottesima Settimana sociale dei cattolici italiani diffuso in questi giorni a poco più di mese dell’appuntamento in programma a Cagliari dal 26 al 29 ottobre sul tema «Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo, solidale». 

«Non ci ritroviamo a Cagliari per celebrare un bel convegno. Data la gravità della situazione, ciò suonerebbe come una stonatura. Le giornate spese insieme vogliono piuttosto segnare una tappa di un cammino sinodale volto a capire, a trovare soluzioni, ad avanzare proposte. Il nostro ritrovarci vuole essere piuttosto un modo per stare vicini a chi si trova in difficoltà», si legge nel documento redatto dal comitato scientifico e organizzatore presieduto dall’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro.
Lungo otto capitoli e settantacinque paragrafi l’Instrumentum laboris illustra ragioni e obiettivi della manifestazione. A partire dalla frase di Papa Francesco posta ad esergo: «Nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita» (Evangelii gaudium, 192). Infatti, «il lavoro era e rimane un’esperienza umana fondamentale», esordisce l’Instrumentum invitando a non risolvere i problemi «dimenticando i volti e le storie della gente che lavora». Anche perché «il lavoro è degno perché la persona è degna». Tuttavia, per essere tale deve rispettare «la vita delle persone e dell’ambiente».
Quattro le linee lungo le quali si snoda il testo: denuncia, ascolto, raccolta delle buone pratiche, proposta. Lo scopo è «arrivare a maturare un vero cambiamento del nostro modo di essere e di fare. Una conversione di cui ha bisogno l’intera società italiana».
Nel documento, come accennato, sono denunciate le principali sei criticità rilevate nella situazione italiana. Insieme però sono anche censite più di quattrocento “buone pratiche” per «imparare da coloro che sono riusciti a vincere la sfida di creare valore economico e buon lavoro». Soprattutto, però, viene evidenziato che «per rispondere alla crisi del lavoro occorre anzitutto rafforzare e rendere efficace il nesso tra educazione, formazione e lavoro» e rimuovere gli ostacoli — dal cuneo fiscale ai tempi lunghi della giustizia civile — che impediscono di «creare nuovo lavoro».