L'incoraggiamento del Papa ai vescovi ungheresi, in visita ad Limina

2017-11-20 Radio Vaticana

La ricchezza identitaria dei Paesi del Vecchio Continente, così come la questione dell’integrazione e dei cristiani perseguitati: sono stati questi alcuni dei temi al centro dell’incontro odierno tra Papa Francesco e i presuli della Conferenza episcopale di Ungheria, in visita "ad Limina Apostolorum”. Prima dell’udienza, il Pontefice ha benedetto la Croce del prossimo Congresso Eucaristico Internazionale, che avrà luogo a Budapest tra il 13 e il 20 settembre 2020. Il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, ha raccontato i particolari della visita al microfono di Agnes Gedo della redazione ungherese.

R. - È stato un incontro impressionante, come una visita nella casa paterna. Tutti noi siamo stati incoraggiati e accolti con tanta tenerezza. All’inizio, presentando questa croce, abbiamo raccontato al Santo Padre come, prima di ogni congresso eucaristico internazionale anche da noi ci sarà un simbolo che sarà portato in giro per tutto il Paese per iniziare una missione, una nuova evangelizzazione, come preparazione pastorale del congresso eucaristico. E questa croce di tre metri contiene anche le reliquie dei santi ungheresi, martiri soprattutto. Abbiamo ringraziato il Santo Padre anche per il decreto di beatificazione di Janus Brenner.

D. - L’ultima visita ad limina risale al 2008. In questi nove anni, il mondo è un po’ cambiato. Quali sono le sfide di oggi per la Chiesa e per la società ungherese?

R. - Direi che ci sono nuove opportunità; direi che la nostra presenza in campo educativo e scolastico si è allargata. Adesso circa l’11 percento delle scuole è sotto la gestione della chiesa cattolica in Ungheria. Il finanziamento statale di queste scuole è assicurato, quindi c’è un’uguaglianza rispetto agli altri settori. Esiste anche una grande possibilità di insegnare la religione nelle scuole pubbliche e lì ci troviamo di fronte ad una situazione missionaria: è una possibilità di avvicinamento di offerta pastorale, di presa di contatto con le famiglie per iniziare un cammino verso la fede, verso la comunità cattolica.

D. - Quali gioie, speranze o difficoltà avete affidato al Santo Padre? Come è stato il suo incoraggiamento?

R. - Abbiamo raccontato naturalmente anche di problemi , come quello demografico. L’Ungheria è un Paese invecchiato e siccome il livello dei salari è molto basso, di conseguenza molti giovani vanno a lavorare in Occidente. Inoltre, abbiamo naturalmente anche altri problemi e sfide come per esempio l’integrazione  nella società di diversi gruppi che vivono nella periferia. Ci sono zingari, rom, che costituiscono più dell’otto percento della popolazione. Per loro ci sono già delle strutture pastorali, ci sono centri di formazione di responsabili laici zingari che lavorano quindi nelle loro comunità; poi abbiamo anche la traduzione completa della Bibbia, Antico e Nuovo Testamento in lingua lovari, che abbiamo consegnato al Santo Padre. Gli abbiamo anche chiesto cosa pensasse della traduzione delle Santa Messa. Ci ha incoraggiati con grande gioia e ci ha detto: “Dovete procedere. Questa è la via giusta”. Un’altra questione era quella sociale: il sostegno ai senzatetto, agli handicappati, i centri di coppie, di persone, in crisi. Abbiamo parlato anche delle nostre esperienze con le chiese cristiane perseguitate, perché in Ungheria arrivano non tanto profughi cristiani, ma i patriarchi e vescovi orientali del Medio Orientali o vescovi della Nigeria, che raccontano in modo molto concreto la situazione dei cristiani del loro Paese. Cerchiamo anche di aiutare. Finora abbiamo organizzato due collette nazionali per tutte le chiese: una per una scuola costruita per i profughi nella città di Erbil, in Nord Iraq e un’altra per la ricostruzione di un villaggio cristiano sempre in Iraq. Inoltre,  insieme all’episcopato ceco, polacco, croato e slovacco stiamo portando avanti una terza colletta per raccogliere del denaro per la Caritas Libano. La Caritas libanese sostiene dei campi in Libano per i profughi, cristiani e non cristiani, provenienti dalla Siria, dall’Iraq e altri Paesi.

Ascolta l'intervista al cardinale Erdő:

(Da Radio Vaticana)