L'eredità di Madre Teresa a 15 anni dalla morte: "I giovani appassionati dalla sua vita"

2012-09-05 Radio Vaticana

La sua scomparsa terrena ne ha amplificato le opere. A 15 anni dalla morte della Beata Madre Teresa di Calcutta, ieri è stata celebrata la memoria liturgica di questa straordinaria religiosa, Premio Nobel per la pace nel 1979, elevata agli altari nel 2003 da Giovanni Paolo II. Ieri sera, a Roma è stata celebrata una Messa in ricordo di Madre Teresa nella Chiesa di Santa Maria in Domnica, presieduta dal cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano. Roberta Gisotti ha intervistato don Marco Farina, alla guida della prima parrocchia al mondo – eretta a Martinsicuro nella diocesi abruzzese di Teramo – dedicata alla fondatrice delle Missionarie della Carità:

D. – Don Marco, quanto è viva la memoria di questa piccola grande suora e che cosa resta maggiormente impresso della sua personalità?
R. – Madre Teresa è sempre presente, perché è l’esempio più concreto e più vicino nel tempo della carità di nostro Signore. Quindi la sua attenzione agli ultimi, agli ultimi degli ultimi, a quelli cioè che nessuno vuole aiutare perché è difficile aiutarli, è lo sprone per compiere verso una categoria di persone, normalmente emarginate, interventi caritativi e significativi come per tutti e anche di più.

D. – Don Marco, è facile per lei trasmettere il messaggio di Madre Teresa?

R. – No, perché purtroppo la carità - quando costa - è difficile da annunciare. Poi, della carità bisogna essere anzitutto testimoni, con il proprio spirito di vita personale. Purtroppo, poi, abbiamo una società malata di perbenismo, una società che emargina, che giudica e che ha poca voglia di rimboccarsi le maniche e ancor meno di voler soffrire per il bene degli altri. Ad esempio, le rughe che Madre Teresa he da giovane aveva sul volto: questo non è bello per una società che cerca il comodo e che segue il piacere e l’estetica.

D. – Quando si trova di fronte i giovani della sua parrocchia, che cosa cerca di dire loro, ispirato naturalmente sempre dalla figura di Madre Teresa?

R. – Di Madre Teresa, prima ancora che il messaggio, è la sua vita già una catechesi in sé, il suo spendersi per gli altri. Ai giovani questo appassiona molto.

D. – Don Marco, la sua è una parrocchia, possiamo dire, multimediale…

R. – Sì. Oltre al sito Internet, abbiamo un secondo sito con una Web Tv, da dove trasmettiamo sia gli eventi che facciamo in diretta – l’adorazione eucaristica e le Messe – sia gli incontri di preghiera e di evangelizzazione che facciamo qui a Martinsicuro e in altri luoghi. Abbiamo un palinsesto con programmi scelti e soprattutto autoprodotti e poi l’on demand, ovvero programmi a scelta. Anche lì, ancora una volta abbiamo testimonianze di persone che hanno ricevuto grazie attraverso le preghiera fatte in parrocchia, come guarigioni fisiche da malattie mortali o conversioni di peccatori che sono tornati alla fede proprio attraverso questi incontri.

D. – Quindi modalità diverse di evangelizzazione…

R. – Il web per noi è proprio un’occasione per evangelizzare, soprattutto in campo giovanile. Le faccio un esempio: la catechista che tiene il gruppo del dopo-Cresima segue tutti i giovani con Facebook, riuscendo a fare più momenti di apostolato attraverso Facebook che non con incontri diretti fatti con i ragazzi.

E’ un sorriso che ti folgora quello della Serva di Dio, Maria Cristina Cella Mocellin, morta nel 1995, a soli 26 anni, in seguito ad un tumore, lasciando un marito e 3 figli. La sua storia è profondamente segnata dalla fede e anche dall’amore per suo marito e i suoi figli. Quando scopre di avere tumore, Maria Cristina deciderà di sottoporsi solo a cure che non danneggino il bimbo che aspetta. Da poco si è chiusa la fase diocesana del processo di beatificazione. Sulla vita della giovane donna, Alberto Zaniboni ha scritto il libro "Cara Cristina...", edito dalla San Paolo.

Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2012