L’effetto serra mette a rischio gli ecosistemi marini fonte di cibo per milioni di persone

2017-03-16 L’Osservatore Romano

Il corallo sbiancato dallo stress termico in Nuova Caledonia (Ap)

Entro i prossimi trent’anni, a causa delle alterazioni prodotte dalle emissioni di gas serra, gli oceani saranno sempre più privi di ossigeno e invivibili. Lo denuncia un’analisi condotta da un team internazionale di ricercatori, guidato dal Centro oceanografico britannico. Al ritmo attuale di emissioni nocive, spiegano gli esperti, già entro 15 anni la metà degli oceani risulterà alterata, con esiti negativi su ogni abitante del mare, dalle alghe più piccole alle balene. Ed entro il 2050 questa percentuale salirà all’86 per cento. In conseguenza, le acque di quattro quinti degli oceani diventeranno più acide, più calde, e con livelli di ossigeno sempre minori. Le potenziali ripercussioni ricadranno principalmente sulla catena alimentare e, come in un circolo vizioso, anche sul clima. Gli ecosistemi marini, sottolineano gli scienziati, sono infatti la fonte principale di proteine, di cibo, per una persona su sette nel mondo. Senza contare la funzione di regolazione che gli oceani svolgono sul clima terrestre, assorbendo e immagazzinando l’anidride carbonica dell’atmosfera. Il quadro non è dei più rosei. Secondo i ricercatori, con l’adozione di azioni volte a contenere i cambiamenti climatici e a mitigarne gli effetti, come quelle promesse dalle nazioni che hanno siglato gli accordi di Parigi, le alterazioni previste rallenteranno. Eventualità non da poco, visto che farà «guadagnare» vent’anni agli oceani, una finestra di tempo che potrebbe permettere a più creature marine di adattarsi, per esempio di migrare verso regioni con condizioni più favorevoli.