Leader cristiani al presidente Trump- Gerusalemme patrimonio di tutti

2017-12-07 L’Osservatore Romano

Gerusalemme, 7. L’annunciato trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme rischia di «produrre una crescita dell’odio, del conflitto, della violenza e delle sofferenze a Gerusalemme e in Terra Santa». È l’allarme espresso dai responsabili delle Chiese di Gerusalemme, i quali affermano di seguire «con preoccupazione» le notizie di un riconoscimento «unilaterale» della città come capitale di Israele. Una presa di posizione che segue di poche ore le parole di «profonda preoccupazione» pronunciate dal Pontefice che, nel corso dell’udienza generale di mercoledì 6, ha lanciato un accorato appello affinché «sia impegno di tutti rispettare lo status quo, in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite».

La dichiarazione dei leader cristiani della città santa è contenuta in una lettera indirizzata al presidente statunitense Donald Trump. La missiva è firmata da tredici rappresentanti delle diverse confessioni presenti a Gerusalemme, tra cui il patriarca greco-ortodosso Teofilo iii, il patriarca armeno apostolico, Nourhan Manougian, l’arcivescovo amministratore apostolico del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, il custode di Terra santa, padre Francesco Patton. Nel testo si evidenzia che la decisione annunciata dall’amministrazione americana finirebbe per allontanare «dall’obiettivo di unità» andando nella direzione di una «divisione distruttiva». Per questo, i leader cristiani chiedono al presidente Trump di «aiutare tutti noi a muoverci in direzione di una pace e di un amore duraturi», obiettivo che «non può essere raggiunto» se non si considera la città santa patrimonio «di tutti». In questa prospettiva, «il nostro appello, e consiglio solenne, è che gli Stati Uniti continuino a riconoscere l’attuale status internazionale di Gerusalemme. Qualsiasi cambiamento improvviso potrebbe causare danni irreparabili. Siamo fiduciosi che, con il forte sostegno dei nostri amici israeliani e palestinesi, possiamo lavorare per negoziare una pace sostenibile e giusta, a beneficio di tutti coloro che desiderano che la città santa di Gerusalemme realizzi il suo destino».