L'arcivescovo di Foggia: lavoro e casa per vincere la mafia

2017-08-11 Radio Vaticana

di Luca Collodi

Sono stati tumulati in un cimitero a Manfredonia, questa mattina alle sette, Mario Luciano Romito, 50 anni, pregiudicato, boss della malavita garganica, e il cognato Matteo De Palma, 44, uccisi l'altro ieri mattina sulla strada tra San Marco in Lamis e Apricena in un agguato mafioso in cui hanno perso la vita anche due contadini, testimoni involontari dell'agguato, Aurelio e Luigi Luciani, 43 e 48 anni. A vietare i funerali dei primi due è stato il questore di Foggia. Nel pomeriggio le esequie dei fratelli Luciani, vittime innocenti di mafia. 

Se il ministro dell’Interno Minniti promette una “risposta durissima” da parte del governo, il nuovo arcivescovo di Foggia, mons. Vincenzo Pelvi, invita "le Istituzioni locali a collaborare" per combattere la povertà e creare un tessuto sociale sereno. Un impegno che la Chiesa, da sola, non può sostenere. Esclusione sociale, disoccupazione e sfruttamento sono le cause principali che spingono giovani e meno giovani nella rete delle organizzazioni mafiose. Ai nostri microfoni la riflessione di mons. Pelvi:

R. - Non spaventiamoci. Direi piuttosto di leggere la realtà con coraggio e con quella fiducia che non ci spaventa e non ci fa arrendere, anche perché le Istituzioni locali, la stessa comunità ecclesiale presente sul territorio, hanno molto ben chiara la situazione di violenza che scaturisce da forme di povertà dovute in particolare dalla mancanza di lavoro.

D. - Mons. Pelvi, come lavora la diocesi di Foggia per contrastare questi fenomeni malavitosi?

R. - Sul piano pastorale promuove l’educazione alla legalità, la formazione del cuore al perdono, all’accoglienza, alla misericordia, il sostegno alle famiglie povere, la prevenzione di patologie quali il gioco, l’alcol, la droga; cerca di creare un tessuto umano sereno dando risposte attraverso forme di presenza concreta. Chiaramente la Chiesa da sola non può sostenere il carico di povertà che ogni giorno si respira. Allora ecco l’invito alle Istituzioni locali perché si collabori e perché non si dimentichi che la povertà tante volte è la forma più immediata che comporta indifferenza e violenza. Il riferimento è al mondo del lavoro, perché ci sono giovani e meno giovani che non hanno mai provato il sapore e direi il sudore di un lavoro regolare, stabile. Se noi mettiamo una vita senza speranza e prospettive nella ricerca di un lavoro, si è esposti ad un disorientamento morale, ed è qui che arriva l’aggregazione alla delinquenza organizzata che promette guadagni immediati e forti. Dietro tante storie di esclusione sociale del territorio si nascondono problemi legati alla disoccupazione, al lavoro irregolare. Se pensiamo allo sfruttamento di persone direi che troviamo l’altra faccia della criminalità: la povertà materiale che comporta poi conseguenze di iniquità e di ingiustizia.

D. - Mons. Pelvi, lo Stato fa tutto quello che serve per combattere la povertà nel foggiano?

R. - Certo non basta mai. Bisogna avere il coraggio di mettere al primo posto due emergenze: l’emergenza casa, quindi quella abitativa, e l’emergenza lavoro. Per salvare Foggia, la città e il territorio, bisogna puntare sulla famiglia dando queste due braccia: il lavoro e la casa. Se noi diamo lavoro e casa credo che riusciremo a ridurre molto questa corsa verso l’illegalità e verso l’ingiustizia diffusa.

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista con mons. Pelvi

(Da Radio Vaticana)