​L’arcivescovo Becciu per l’anniversario di Sant’Egidio - Una presenza vivace

2017-02-09 L’Osservatore Romano

Continuare a lavorare tenacemente «per la pace, la riconciliazione, il dialogo fraterno con i membri delle varie religioni»: è quanto ha raccomandato l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della segreteria di Stato, alla comunità di Sant’Egidio, nel quarantanovesimo anniversario della fondazione.

Nella circostanza il presule ha celebrato la messa nella basilica di San Giovanni in Laterano alla presenza soprattutto di studenti, lavoratori, anziani e senza fissa dimora, profughi, immigrati, volontari, amici e collaboratori della Comunità, guidati dal presidente Marco Impagliazzo e dal fondatore Andrea Riccardi.

«Presenza vivace e creativa nella Chiesa di Roma» — ha ricordato monsignor Becciu — Sant’Egidio «gradatamente si è diffusa in tante altre Chiese nel mondo» dilatando il raggio d’azione «non soltanto geograficamente, ma anche nella molteplicità delle iniziative e delle opere». Non è stato, ha spiegato, «un progetto programmato a tavolino. Con apertura e generosità vi siete lasciati guidare dallo Spirito che, attraverso le circostanze più varie, vi ha aperto strade sempre nuove, dilatando i vostri orizzonti su quelli stessi della Chiesa».

Ricordando come il cammino di Sant’Egidio abbia «preso origine da un gruppo di liceali che, invece di progettare un futuro pensando esclusivamente al successo e alla carriera professionale, ha deciso di dar vita a una scuola popolare per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, lasciandosi interpellare dalle audaci esigenze del Vangelo», il celebrante ha rimarcato gli inizi dell’esperienza nelle «periferie, ben prima che questa parola fosse impiegata in maniera programmatica da Papa Francesco». Dunque oggi la missione della Comunità «è andare in tutte le periferie, dove vi sono conflitti, dove le persone non sono riconosciute nella loro dignità, dove le diversità sono vissute come esclusione e conflitto invece che come arricchimento» per portavi «la presenza di Cristo», rigenerare la fraternità e far sì che «le periferie, tornino ad essere “al centro”» rendendole «consapevoli della loro dignità, attive e protagoniste nel tessuto sociale e nella vita della Chiesa».