Laos: centinaia di donne in Cina, vittime del traffico di vite umane

2012-05-19 Radio Vaticana

Negli ultimi due anni centinaia di ragazze laotiane sono entrate clandestinamente in Cina, vittime innocenti e inconsapevoli del traffico di vite umane. La maggior parte di loro proveniva dalle province settentrionali del Laos e gli sforzi profusi per salvarle si sono rivelati "in gran parte" inutili. È quanto riferisce Radio Free Asia (Rfa) ripresa dall'agenzia AsiaNews, citando fonti governative a Vientiane che - dietro anonimato - confermano la gravità del fenomeno. Anche il Dipartimento di Stato Usa, nel rapporto 2011 sul Traffico di persone, afferma che la nazione del Sud-est asiatico è una "fonte" per schiavisti senza scrupoli, che avviano donne e ragazzine al racket della prostituzione e costringono uomini, donne e bambini - senza distinzioni - al lavoro forzato nelle fabbriche, in casa, nei campi e nell'industria della pesca. Il rapporto del governo statunitense spiega che i laotiani - senza distinzione di sesso o età - sono vittime del lavoro forzato in Thailandia, Malaysia e Cina; in particolare, donne e ragazzine "vengono smerciate" oltreconfine, dove vengono "costrette a sposare uomini cinesi". E anche se il governo di Vientiane ha compiuto "sforzi significativi" per contrastare il fenomeno, resta il fatto che ancora oggi il Laos non soddisfa gli "standard minimi" nella lotta per sradicarlo a fondo. Il funzionario governativo interpellato da Rfa conferma che "centinaia di famiglie delle province al confine con la Cina, si sono rivolte alle autorità per chiedere aiuto nella ricerca delle figlie scomparse nel nulla". Con molta probabilità le giovani sono state condotte oltrefrontiera con la prospettiva di un lavoro o di sposare un ricco uomo cinese. La maggior parte di queste giovani sono originarie di Louang Namtha, Oudomxay, Bokeo e Phongsaly e appartengono alla minoranza etnica khmu. L'unità laotiana chiamata a contrastare il traffico di vite umane qualche successo lo ha ottenuto, sottraendo le ragazze a una condizione di schiavismo. Tuttavia, la loro ricerca in Cina è "in larga parte infruttuosa" per due motivi di fondo: la burocrazia cinese e la vastità del territorio. Inoltre, molti funzionari impiegati nella prevenzione lamentano "risorse scarse" e "mancanza di personale" adatto per numero e adeguatamente formato. Secondo i dati ufficiali del governo di Vientiane, relativi al 2010, sono state avviate 20 indagini relative a traffico di vite umane, che coinvolgerebbero 47 persone di cui 33 sono stare poi condannate a pene detentive variabili. Nell'anno precedente, invece, non si è registrata alcuna condanna. (R.P.)