​La seconda predica di Quaresima - Che cosa facciamo della nostra fede?

2017-03-17 L’Osservatore Romano

«Ma voi chi dite che io sia?»: la domanda di Gesù ai discepoli raggiunge oggi ciascun cristiano. E lo spinge a un esame di coscienza — «che cosa ne facciamo della nostra fede»? — avvertendolo del rischio di mettere «Cristo tra parentesi». Ha puntato dritto all’essenziale padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, nella seconda meditazione quaresimale tenuta venerdì mattina, 17 marzo, nella cappella Redemptoris Mater, alla presenza di Papa Francesco.

Christian Montagna, «In assenza di luce» (2010)

Il religioso ha riaffermato che «in ogni epoca e cultura Cristo deve essere proclamato Dio, non in una qualche accezione derivata o secondaria, ma nell’accezione più forte che la parola Dio ha in tale cultura».

Resta da domandarci, ha proseguito il predicatore, «che posto occupa Gesù Cristo nella nostra società e nella stessa fede dei cristiani». Si tratta piuttosto «di una presenza-assenza di Cristo». Infatti «nello spettacolo e nei mass-media, Gesù è molto presente: in una serie interminabile di racconti, film e libri, gli scrittori manipolano la figura di Cristo, a volte sotto pretesto di fantomatici nuovi documenti storici: è diventato ormai una moda, un genere letterario, si specula sulla vasta risonanza che ha il nome di Gesù, e su quello che egli rappresenta per larga parte dell’umanità, per assicurarsi larga pubblicità a basso costo». Insomma, un vero e proprio «parassitismo letterario». «Ma se guardiamo all’ambito della fede — ha proseguito — notiamo al contrario un’inquietante assenza, se non addirittura un rifiuto della sua persona: in cosa credono, in realtà, quelli che si definiscono “credenti” in Europa e altrove? Credono, il più delle volte, nell’esistenza di un essere supremo, di un creatore; credono che esista un “aldilà”». Però «questa è una fede deistica, non ancora una fede cristiana».

Bisogna, perciò, «ricreare le condizioni per una fede nella divinità di Cristo senza riserve e senza reticenze».