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Il cardinale Vegliò: la pietà popolare è uno strumento di evangelizzazione

2012-09-20 Radio Vaticana

"La pietà popolare continua ad essere una realtà viva, un fatto sociale importante, un mezzo di evangelizzazione". E’ quanto ha affermato ieri il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio dei Migranti e degli Itineranti, intervenendo a Roma all’incontro della "Rete Mariana Europea", organismo che riunisce i responsabili dei principali santuari del Vecchio Continente, il cui compito è quello di approfondire le aspettative e sostenere il credo, di milioni di pellegrini che ogni anno visitano questi luoghi di culto. Il servizio di Cecilia Seppia:

E’ il Concilio Vaticano II a rivalutare e promuovere la religiosità popolare: quella fatta di simboli e linguaggi particolari, di devozione, di feste patronali e pellegrinaggi, di tradizione insomma radicata nella fede. Essa spiega il cardinale Vegliò nel suo intervento alla Rete Mariana Europea, lungi dall’essere separata dalla liturgia, è espressione legittima di una parte importante della grande famiglia cristiana, anzi è l’ambito in cui, la Chiesa compie, realizza, la sua esigenza di universalità. Ancora, essa risponde alla volontà di diffusione del messaggio di Cristo a tutte le genti, ed è segno evidente dell’inculturazione del Vangelo in ciascun popolo. Non sempre però, la valutazione della pietà religiosa è stata positiva in ambienti ecclesiali e non, colpa - spiega il porporato - della secolarizzazione, che comportava il disprezzo di un cristianesimo manifestato in forme esteriori, lo accusava di sfumature superstiziose, di essersi allontanato dalla realtà, o peggio di alienarsi dall’impegno cristiano. Nonostante tendenze volte a spegnere o eliminare le manifestazioni di religiosità popolare essa, afferma il presidente del Pontificio Consiglio dei Migranti e degli Itineranti, “continua ad essere una realtà viva, un fatto sociale importante e un’esperienza spirituale apprezzabile, nella quale si manifesta la dignità teologica di cui essa gode”. Queste manifestazioni non solo sono rimaste, ma sono anche cresciute quanto a numero e partecipazione.

Nella rivalutazione che la pietà popolare ha sperimentato a partire dagli anni ‘70 ha influito positivamente anche la constatazione dell’importanza che la pietà popolare aveva avuto nella cosiddetta “Chiesa del Silenzio”, sottomessa a “regimi di tipo totalitario e contrari ad ogni manifestazione pubblica della religione. Lì, ha aggiunto il cardinale Vegliò, questa pietà aveva offerto canali per trasmettere il messaggio evangelico e conservare la fede dei credenti. In questo processo di stimolo e orientamento, fondamentale il ruolo esercitato dal Magistero ecclesiale, il contributo dei vescovi latino americani. Paolo VI fu il primo a considerarla un mezzo di evangelizzazione e un elemento importante per la crescita spirituale dei cristiani. Da parte sua, il Beato Giovanni Paolo II, la definì “un canale privilegiato per l’unione con Dio e con gli altri e una testimonianza della fede cattolica che si fa cultura”. “Essa - ripeteva accresce la coscienza di appartenere alla Chiesa”. Sulla stessa linea si pone il Magistero di Benedetto XVI, come si coglie nei diversi interventi e nelle visite pastorali che il Papa ha realizzato ad importanti santuari. In questo contesto – dichiara il cardinale Vegliò - è giusto menzionare la Giornata delle Confraternite e della Pietà popolare, che avrà luogo il prossimo 5 maggio in occasione dell’Anno della Fede e darà modo di riflettere su alcuni spunti importanti perché anche oggi, la pietà religiosa, sia volta ad educare i fedeli alla maturità cristiana. In particolare rispetto ai pellegrinaggi, conclude, “bisogna cogliere la capacità di convocazione che li caratterizza; curare l’accoglienza che offriamo; aiutare il pellegrino a scoprire che il suo cammino ha una meta”.


Ultimo aggiornamento: 21 settembre